Provvisoria esecutorietà: la risposta è nella Costituzione?

Con l’ordinanza del 21/02/2018, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere si è espresso in merito ad una questione più volte affrontata dalla giurisprudenza, ma ancora discussa, ovvero l’applicabilità alle sentenze dichiarative e costitutive dell’articolo 282 c.p.c., che dispone la provvisoria esecutorietà delle sentenze di primo grado.

Nel caso di specie, la Corte era chiamata a pronunciarsi in merito ad un reclamo avverso un’ordinanza di rigetto della sospensione dell’efficacia esecutiva del precetto e del titolo su cui lo stesso si fondava. Il titolo in questione era una sentenza pronunciata ex art. 44 L.F., con cui veniva disposta l’inefficacia nei confronti del curatore e della massa dei creditori delle somme corrisposte alla Banca opponente dopo la dichiarazione del fallimento, con contestuale condanna alla restituzione delle somme stesse alla procedura fallimentare. La Banca, in sede di reclamo, lamentava l’insussistenza di un valido titolo esecutivo, poiché la sentenza opposta, data la sua natura dichiarativa, non sarebbe soggetta all’esecuzione provvisoria.

Secondo il Tribunale di Santa Maria di Capua Vetere, e in adesione alla tesi più recente e garantista, l’articolo 282 c.p.c. dovrebbe essere applicato anche alle sentenze costitutive o di accertamento, seppur solo limitatamente ai capi condannatori consequenziali all’effetto costitutivo o dichiarativo principale, la cui esecutorietà sarebbe posticipata al passaggio in giudicato della sentenza. Tale orientamento troverebbe la sua ratio nei principi del giusto processo ex art. 111 della Costituzione, poiché l’adesione ad una tesi più restrittiva lascerebbe proprio la parte vittoriosa del giudizio di primo grado priva di soddisfazione, considerando, peraltro, che alla parte avversa è pur sempre riconosciuto quale strumento di tutela la sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza ex art. 283 c.p.c. dinanzi al Giudice di appello. Sul piano pratico, ciò si tradurrebbe in una violazione della garanzia della parità delle armi, in spregio al secondo comma dell’art. 111 della Costituzione.

La Corte, inoltre, ha evidenziato la propria adesione al principio di ottimizzazione dei tempi processuali, allorquando, ad ulteriore sostegno della tesi meno restrittiva, nell’invocata ordinanza, ha affermato che “nel bilanciamento tra il perseguire la celerità della risposta di giustizia ovvero la certezza del diritto, questo Collegio ritiene debba prevalere quello che assicura l’immediata composizione e regolamentazione delle liti”.

Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ordinanza del 21 febbraio 2018

Rossella Pacilio – r.pacilio@lascalaw.com

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