Promessa di pagamento e confessione

La Cassazione, Sezione Seconda Civile, nella recente sentenza in commento ha statuito che “nel caso in cui la promessa di pagamento coesista con l’indicazione del fatto costitutivo del debito suddetto, tale indicazione ha natura di confessione, la quale, avendo valore di prova legale, può essere vinta soltanto a mezzo revoca della stessa, provando, secondo quanto previsto dall’art. 2732 c.c., l’errore di fatto o la violenza che ha determinato la dichiarazione”.

In sostanza, la promessa di pagamento, dal punto di vista processuale, dispensa colui a favore del quale la dichiarazione è stata fatta, dall’onere di provare i fatti costitutivi del debito come relevatio ab onere probandi.

Nel corso del giudizio di primo grado, l’attore citava in giudizio la convenuta per sentir dichiarare la nullità per mancanza di forma della donazione dallo stesso effettuata in favore della controparte contenuta in una scrittura privata datata 2.12.2005 ed avente ad oggetto parte del ricavato della vendita di due immobili intestati all’attore. In alternativa l’attore chiedeva dichiararsi l’indebito versamento della somma di € 130.095,00 effettuato in favore della convenuta.

Quest’ultima si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto delle pretese avversarie e la condanna dell’attore, in via riconvenzionale, al pagamento dell’importo di € 4.905,00 ancora dovuto in forza della scrittura 2.12.2005.

Sia in primo grado, sia in appello le pretese dell’attore venivano rigettate e quest’ultimo tentava, infine, il ricorso in Cassazione.

La Cassazione tuttavia ha confermato la sentenza di appello, rilevando, nello specifico, che la Corte territoriale ha (correttamente) considerato che la scrittura 2.12.2005 consisteva in una vera e propria “confessione stragiudiziale spontanea” poiché, dal tenore letterale del documento si deduceva che il passaggio di denaro per il quale l’attore agiva in restituzione era avvenuto senza alcun animus donandi.

In altri termini l’attore aveva versato i soldi per i quali chiedeva la restituzione non per una donazione (senza le forme prescritte per legge), e non per un versamento indebito alla stessa, ma semplicemente perché doveva restituirle il denaro che questa, mesi prima, gli aveva versato per acquistare l’immobile.

Il ricorrente lamenta il fatto che la Corte d’Appello avrebbe travisato il contenuto della scrittura 2.12.2005 dovendosi escludere una causa restitutoria nell’operazione complessiva.

La Cassazione non condivide la posizione del ricorrente e rigetta le censure.

La Suprema Corte rileva infatti che, secondo l’orientamento giurisprudenziale più recente, la promessa di pagamento ha una specifica rilevanza processuale (come prevede l’art. 1988 c.c.), dispensando colui che la sfrutta in giudizio di provare i fatti costitutivi della pretesa su cui si fonda; se però la promessa di pagamento contiene anche l’indicazione delle ragioni e dei fatti da cui deriva il debito relativo, allora acquisisce natura di confessione.

Cass., Sez. II civ., 20 aprile 2018, n. 9880

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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