Procura conferita, attestazione di conformità garantita

È valida l’attestazione di conformità all’originale telematico della sentenza d’appello, depositata unitamente al ricorso per Cassazione ai sensi dell’art 369 comma 2 c.p.c., anche se rilasciata dal procuratore delegato alla rappresentanza nel solo giudizio d’appello.

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 10941, infatti, ha affermato che il potere di certificare la conformità della stampa cartacea, all’originale digitale degli atti estrapolati dal fascicolo telematico del procedimento, spetta al difensore che è munito di procura alle liti nel momento in cui l’attestazione viene redatta.

Con particolare riferimento al giudizio di Cassazione, inoltre, ha enunciato il principio di diritto secondo il quale, “ai fini dell’osservanza di quanto imposto, a pena di improcedibilità, dall’art. 369, secondo comma, n. 2, cod. proc. civ., nel caso in cui la sentenza impugnata sia stata redatta in formato digitale, l’attestazione di conformità della copia analogica predisposta per la Corte di cassazione (fintantoché innanzi alla stessa non sia attivato il processo civile telematico) può essere redatta, ai sensi dei commi 1-bis e 1-ter dell’art. 9 della legge n. 53 del 1994, dal difensore che ha assistito la parte nel precedente grado di giudizio, i cui poteri processuali e di rappresentanza permangono, anche nel caso in cui allo stesso fosse stata conferita una procura speciale per quel singolo grado, sino a quando il cliente non conferisca il mandato alle liti per il giudizio di legittimità ad un altro difensore“.

Il difensore munito di procura alle liti, sia essa generale o rilasciata per il singolo grado di giudizio, è, invero, il soggetto legittimato ad estrarre le copie analogiche dagli originali digitali presenti nel fascicolo telematico della cancelleria, attestandone di conseguenza la conformità.

Nella pronuncia in commento, peraltro, si è avuto modo di specificare, per l’ipotesi in cui la sentenza impugnata sia stata notificata con modalità telematiche, che la relazione di notificazione, anch’essa oggetto, a pena di improcedibilità, del deposito del ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 369, comma 2, n. 2 cpc, deve essere parimenti munita di attestazione di conformità.

Così come, qualora il provvedimento venga notificato a mezzo PEC, spetta al difensore del ricorrente attestare la conformità del messaggio di posta elettronica certificata ricevuto e depositato unitamente al ricorso.

Nel caso di specie, infatti, la Suprema Corte ha ritenuto che la carenza della attestazione di conformità della relata di notificazione e della PEC pervenute e prodotte dal soccombente nel deposito del ricorso per Cassazione, non consentisse di considerare come certa la data di ricezione della notificazione. Ne è derivata la necessità di calcolare il termine di impugnazione della sentenza con decorrenza dalla data di pubblicazione del provvedimento.

Sulla scorta di tale calcolo, l’impugnazione proposta è risultata tardiva e ne è stata dichiarata l’inammissibilità.

Il ricorrente, inoltre, è stato condannato al pagamento di un importo a titolo di contributo unificato, dello stesso ammontare di quello già versato, in applicazione dell’art. 13, comma 1-quater, del D.p.r. 30 maggio 2002, n. 115.

Cass., Sez. VI – 3 Civ., 8 maggio 2018, ordinanza n. 10941

Cristina Pergolari – c.pergolari@lascalaw.com

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