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Procedibilità a querela al test-Cassazione

È in vigore da pochi giorni, dal 9 maggio, e già le Sezioni unite penali sono chiamate a pronunciarsi. Le nuove condizioni di procedibilità, con l’estensione della querela e la riduzione dell’intervento d’ufficio del pubblico ministero, sono state subito oggetto di attenzione da parte dei vertici della Corte che con un’assegnazione preventiva rispetto a un futuro (e probabile) contrasto interno hanno assegnato all’udienza del prossimo 21 giugno la soluzione di due quesiti di interpretazione del decreto legislativo 36 del 2018.
Le Sezioni unite dovranno cioè chiarire innanzitutto se in presenza di un ricorso dell’imputato inammissibile deve comunque essere avvisata la persona offesa del cambiamento della condizione di procedibilità, come prevede l’articolo 12 del decreto stesso, oppure se questo onere informativo deve essere escluso per effetto della mancata valida costituzione del rapporto processuale. Inoltre, andranno accertati gli effetti sulla sospensione dei termini di prescrizione durante i 90 giorni dall’avviso dato alla persona offesa per l’eventuale esercizio del diritto di querela.
La fase transitoria chiama infatti in causa anche la Corte di cassazione, dopo che il Consiglio dei ministri del 6 aprile ha ritenuto che anche nel giudizio di legittimità, cosa esclusa in un primo momento, l’autorità giudiziaria deve informare la persona offesa del cambiamento delle condizioni di procedibilità.
Nella nota che rinvia le questioni alle Sezioni unite si fa notare, quanto al nodo dell’inammissibilità, la problematicità di un Rruolo “attivo” da parte del giudice della Cassazione nel momento in cui il ricorso è giudicato inammissibile. Infatti, va tenuto presente come tutte le ipotesi di inammissibilità viziano l’atto alla base mettendolo al di fuori della cornice normativa di riferimento: non essendo stato costituito un corretto rapporto processuale l’impugnazone non è idonea a investire il giudice del grado successivo della piena cognizione del processo.
Rilevante è poi soprattutto la considerazione ai fini della prescrizione dei 90 giorni a disposizione per la decisione della parte offesa informata del cambiamento delle condizioni di procedibilità perché, sottolinea la Cassazione, spesso la scadenza del termine massimo per i processi fissati i imminente rispetto all’udienza di trattazione. La Corte, nella nota di rinvio, afferma di non considerare esclusa la possibilità di applicazione della sospensione, in presenza di una disposizione di legge cogente, anche in assenza di un’esplicita previsione in questo senso.

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