Presenza del convenuto? Superflue ulteriori verifiche

La mancata ottemperanza all’ordine del giudice di rinnovare la notifica non determina l’inammissibilità del ricorso se, nelle more della celebrazione della nuova udienza, si costituisca il convenuto.

Questo il principio di diritto espresso nella recente ordinanza della Corte di cassazione del 28 marzo 2018, n. 7659, la quale conferma l’orientamento già espresso dalla stessa Corte a Sezioni Unite, (sent. n. 14916 del20/07/2016).

Nel caso di specie, la Corte di appello di Roma, dichiarava inammissibile il ricorso per omessa notifica dello stesso e del pedissequo decreto di fissazione udienza, a seguito della concessione di un ulteriore termine per il rinnovo della notifica stessa.

All’udienza per la verifica, i ricorrenti non davano alcuna prova dell’avvenuta notifica, per cui la Corte ne dichiarava l’inammissibilità. Gli stessi pertanto proponevano ricorso alla Suprema Corte di Cassazione ed il Ministero convenuto si costituiva tardivamente.

In primo luogo, è da tener presente la normativa di riferimento secondo la quale “se il convenuto non si costituisce in giudizio, il giudice rilevata la nullità della citazione ai sensi del primo comma, ne dispone d’ufficio la rinnovazione entro un termine perentorio”. L’ordine di rinnovazione ha come unico scopo quello di portare l’atto a conoscenza del convenuto; infatti continua disponendo che una volta rinnovata la notifica, questa sana i vizi, “e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono sin dal momento della prima notificazione. Se la rinnovazione non viene eseguita, il giudice ordina la cancellazione della causa dal ruolo e il processo si estingue a norma dell’articolo 307 comma terzo c.p.c.”.

La norma, però, prosegue sottolineando che, nel caso in cui la parte convenuta si costituisca in giudizio nonostante la nullità della citazione, dato che l’atto processuale ha comunque raggiunto il suo scopo, il terzo comma dell’art. 164 c.p.c. stabilisce che detta costituzione sana i vizi della citazione e fa salvi gli effetti sostanziali e processuali della domanda giudiziale (anche tardivamente come nel caso de quo).

Per quanto su esposto, si può certamente affermare che la Corte di Appello, nel dichiarare l’inammissibilità del ricorso, si è basata esclusivamente sulla mancata esibizione in udienza del ricorso notificato, ormai divenuta superflua ed irrilevante, non prendendo in considerazione piuttosto il comportamento del “convenuto Ministero”, il quale, con atto di costituzione tardiva, sanava la mancata ottemperanza all’ordine di rinnovazione della notifica.

In conclusione, la Suprema Corte sottolineava come la costituzione del convenuto rendesse ormai superflua la verifica sulla rinnovazione, essendo stato comunque raggiunto lo scopo dell’atto”.

Cass., Sez. II Civ., 28 marzo 2018, n. 7659 

Maria Chiara Frangella – m.frangella@lascalaw.com

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