Prendi la polizza e scappa… poi chi ne risponde?

Con l’ordinanza del 23 maggio 2018, la Suprema Corte ha avuto modo di esprimersi in merito all’attribuzione di responsabilità nel caso in cui il subagente, una volta incassati i premi, non li versi alla compagnia assicuratrice. Ad avviso dei Giudici non vi è dubbio che il pagamento fatto dall’assicurato al subagente sia da considerarsi come fatto a mani dell’assicurazione stessa. Per tale motivo la Compagnia stessa è obbligata a tenere l’assicurato indenne.

Il caso in oggetto ha visto il cliente di una società assicuratrice agire nei confronti della stessa dopo che, alla richiesta di riscatto anticipato della propria polizza sulla vita, si era visto restituire solo una parte del capitale versato.

La ragione della parzialità del riscatto risiedeva nel fatto che l’assicurato aveva effettuato i pagamenti dei premi ad un subagente della compagnia, il quale però non aveva provveduto a girare le somme alla stessa.

In giudizio compariva la società assicuratrice che deduceva la non debenza dell’intera polizza asserendo di non aver mai ricevuto il relativo premio. La compagnia in via mediata chiedeva inoltre la garanzia del proprio agente.

Il primo ed il secondo grado di giudizio si concludevano con decisione in favore dell’assicurato. I Giudici osservavano che, dal momento in cui il premio era stato effettivamente corrisposto dall’assicurato al subagente, la compagnia assicuratrice era tenuta a tenere il primo indenne.

La compagnia assicuratrice ricorreva dunque in Cassazione affermando che il subagente era legato da un rapporto di subagenzia all’agente ma non sussisteva alcun rapporto con essa. Pertanto, non essendo il subagente legato da alcun rapporto con l’assicuratore, la stessa non doveva considerarsi tenuto a rispondere, ex art. 2049 c.c., dell’operato del subagente.

La Suprema Corte, nella decisione in commento, osservava tuttavia che: “nel 2008 era già in vigore l’art. 118 cod. ass. (d. lgs. 7.9.2005 n. 209), il quale stabilisce che “il pagamento del premio eseguito in buona fede all’intermediario o ai suoi collaboratori si considera effettuato direttamente all’impresa di assicurazione“.E poiché non v’è dubbio che il subagente rientri tra i collaboratori dell’agente (art. 109, comma 2, lettera (e), cod. ass.), il pagamento a questi effettuato si presume juris et de jure compiuto nelle mani dell’assicuratore” e che: “ in ogni caso l’agente risponde pacificamente del fatto del subagente (art. 119 cod. ass.), e l’assicurazione risponde del fatto dell’agente. Sicché nel nostro caso la indiscussa responsabilità dell’agente faceva sorgere ipso facto quella dell’assicuratore, a nulla rilevando che l’agente fosse responsabile per il fatto proprio o per il fatto del subagente di cui si era avvalso”.

Per tale ragione veniva dunque rigettato il ricorso.

Cass., Sez. VI-3 Civ., 23 maggio 2018, ordinanza n. 12662

Emanuele Varenna – e.varenna@lascalaw.com

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