Preliminare non seguito da definitivo? Usucapione esclusa

Nel procedimento per usucapione, il riconoscimento del diritto di proprietà presente nel corpo del contratto preliminare di compravendita sottoscritto ha valore confessorio integrando un caso di confessione stragiudiziale resa alla parte disciplinato dell’art. 2735 c.c., che ha valore di prova legale vincolante quanto agli effetti nei confronti del Giudice”.

Così è intervenuto il Tribunale di Como, rigettando la domanda attorea a mezzo della quale si chiedeva l’accertamento dell’avvenuto possesso ultraventennale di un determinato appezzamento di terreno.

In particolare, si costituiva in giudizio il Fallimento della Società convenuta, il quale eccepiva che parte attrice aveva stipulato un contratto preliminare di compravendita avente ad oggetto il medesimo bene, (riconoscendo espressamente il diritto di proprietà in capo alla stessa società), senza poi essere seguito dal contratto definitivo.

Il Tribunale di Como rigettando la domanda attorea, rilevava come l’avvenuta stipula del contratto preliminare di vendita, comportasse il riconoscimento espresso del diritto di proprietà in capo alla società in questione, determinando quindi il mancato perfezionamento dell’usucapione ventennale. Detto riconoscimento ha valore confessorio, rientrando nell’ipotesi prevista dall’art. 2735 c.c. secondo cui,la confessione stragiudiziale fatta alla parte…ha la stessa efficacia probatoria di quella giudiziale”.

Tale pronuncia di merito non si discosta tra l’altro da quanto già enunciato precedentemente dalla Suprema Corte secondo cui, la confessione stragiudiziale nei confronti della parte, “una volta provata, ha il medesimo valore di prova legale della confessione giudiziale, ed è dotata di efficacia vincolante sia nei confronti della parte che l’ha resa, sia nei confronti del giudice, che, a sua volta, non può valutare liberamente la prova, ne’ accertare diversamente il fatto confessato” (cfr. Cass. 10581/2000)

Ad ulteriore sostegno di quanto detto, si riprende un’altra sentenza della Suprema Corte (n. 7155 del 21/03/2017), con la quale si è statuito che “il bene acquisito in base a contratto preliminare non può essere usucapito, in quanto il suo utilizzo non deriva da un possesso “uti dominus” ma da una detenzione assimilabile al comodato, funzionale all’acquisto della proprietà al momento della stipula del definitivo”.

Per quanto su esposto quindi, la c.d. “immissione di possesso” all’atto del preliminare di vendita di immobile non può costituire un titolo idoneo al fine di una eventuale usucapione del bene (ancora la S.C. con sent.n. 23673 del 19 novembre 2015).
Tribunale di Como, 10 gennaio 2018, n.18960

Maria Chiara Frangella – m.frangella@lascalaw.com

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