Precetto: raggiungi lo scopo…e sarai “sanato”

La Cassazione, con una recentissima pronuncia, si è espressa in tema di sanabilità del vizio di notificazione dell’atto di precetto.

La vicenda aveva visto il debitore esecutato proporre opposizione agli atti esecutivi innanzi al giudice di prime cure, deducendo la nullità del precetto perché affetto da vizio attinente la notifica.

Il Giudice dell’esecuzione, pur rilevando la sussistenza di un vizio di nullità per difetto di notificazione, riteneva che lo stesso fosse sanato in quanto era stato raggiunto comunque lo scopo in ossequio a quanto statuito dall’art. 156, 3 comma c.p.c..

Il contraddittorio, infatti, veniva ugualmente instaurato con la proposizione dell’opposizione.

Avverso tale decisione il debitore decideva di ricorrere in Cassazione, la quale si è incentrata così sullo scopo dell’atto di precetto.

La Corte ha precisato che lo scopo a cui è preordinata la notifica dell’atto di precetto è quello di rendere edotto l’intimato della sussistenza del debito, ed in tal via di consentire allo stesso di adempire spontaneamente alle sue obbligazioni, al fine di prevenire l’esecuzione forzata.

Il vizio, pertanto, è sanato, solo ove in virtù della proposizione dell’opposizione (che rappresenta prova di conoscenza dell’atto) sia provato che l’intimato abbia avuto conoscenza dell’atto in tempo tale da consentirgli di prevenire il pignoramento.

La Cassazione, accogliendo il ricorso del debitore, ha affermato il seguente principio di diritto: “Il vizio di notificazione dell’atto di precetto, della cui esistenza il debitore sia giunto a conoscenza solamente nel momento in cui è stato eseguito il pignoramento, non è più sanabile per il raggiungimento dello scopo, giacché lo scopo tipico dell’atto di precetto è di porre il debitore nelle condizioni di poter adempiere spontaneamente, evitando il pignoramento stesso e le relative spese“.

Cass., Sez. III Civ., 16 ottobre 2017, n. 24291

Gianluca Pappacena – g.pappacena@lascalaw.com

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