Precetto perento: la banca non deve procedere!

La regola dell’interruzione del termine di efficacia del precetto, prevista dall’art. 481 cpc, si applica soltanto nei confronti del debitore a cui è stato notificato nei termini dei novanta giorni l’atto di pignoramento e non nei confronti degli altri codebitori che seppur precettati non siano stati sopraggiunti dalla successiva notifica dell’atto esecutivo.

La Corte di Cassazione, superando ogni dubbio interpretativo sul tema, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una banca siciliana condannandola, tra l’altro, al pagamento delle spese nei confronti del controricorrente.

La Banca nel ricorso presentato alla Suprema Corte ha sostenuto che il Tribunale di Messina, accogliendo l’opposizione di uno dei codebitori e dichiarando perento il precetto, avesse erroneamente interpretato l’art. 481 cpc che come è noto stabilisce che l’atto di precetto diventa inefficace se nel termine di 90 giorni dalla sua notifica non è iniziata l’esecuzione; a fondamento di tale assunto l’istituto di credito ha dedotto che  la notifica dell’atto di pignoramento nei confronti di uno dei debitori, in pendenza del termine previsto dall’art. 481 cpc,  avrebbe escluso la perenzione dell’atto anche nei confronti degli altri codebitori in cagione dell’unitarietà del credito vantato.

La Suprema Corte ha dichiarato manifestamente infondata quest’ultima tesi ribadendo che l’unitarietà del rapporto di credito opera solo sul piano sostanziale e non su quello processuale. L’art. 481 cpc mira, infatti, a tutelare le ragioni di quei debitori che dovranno beneficiare del termine di perenzione laddove nei loro confronti non sia stata incardinata la procedura esecutiva :“…l’art. 481 cpc mira com’è noto a porre in condizione ciascuno dei destinatari del precetto di determinarsi ad adempiere spontaneamente al comando  contenuto nel titolo ma non oltre il termine, sicchè ognuno di loro, decorso il termine di perenzione, deve poter beneficiare di quest’ultimo ove appunto la conseguenza- paventata o prospettata nel precetto medesimo come anche a lui rivolto – di un processo esecutivo nei suoi esclusivi confronti non si sia verificata…”.

La ratio della legge è chiara: seppur l’atto di precetto sia da considerare un atto prodromico all’azione esecutiva rientra comunque nella serie di atti processuali; di qui la previsione di un termine di efficacia che da un lato consente al creditore di soddisfare le proprie ragioni creditorio con l’avvio dell’esecuzione forzata e dall’altro tutela il debitore da pignoramenti notificati dopo anni dalla notifica del precetto.

Cass., Sez. VI – 3 Civ., 05 marzo 2018, n. 5099

Alberta Vettorel – a.vettorel@lascalaw.com

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