Potere al cancelliere: il mandato di pagamento conclude l’esecuzione

Nell’espropriazione immobiliare, la conclusione della sola fase espropriativa si individua nell’emissione dell’ordine di pagamento, da parte del giudice dell’esecuzione, con l’ordinanza che approva il progetto di distribuzione, mentre la conclusione di tutto il processo esecutivo si cristallizza con la concreta attuazione del predetto ordine, ovvero nel momento in cui il cancelliere emette i mandati di pagamento ed i creditori hanno provveduto alla relativa escussione.

Questo è quanto affermato dal Tribunale di Avellino con la sentenza n. 836 del 03/05/2018, emessa nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, avanzato eccependo l’inidoneità dei documenti prodotti nel giudizio monitorio, l’anatocismo, l’usura nonché la prescrizione del diritto di credito dell’istituto bancario.

Al fine di dirimere la controversia, il giudice di merito è partito distinguendo il termine della fase espropriativa da quella del processo esecutivo, nonché equiparando quest’ultimo, in via analogica, a quello che l’art. 2945 co. 2 c.c. individua, per il processo cognitivo, nel passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio.

Inoltre, sempre secondo i giudici di merito, la predetta distinzione temporale evoca degli effetti anche con riguardo alla prescrizione degli atti della procedura esecutiva.

Vi è l’effetto prescrizionale interruttivo istantaneo rinvenibile nella notifica dell’atto di precetto che, trattandosi di atto prodromico all’instaurazione del giudizio, interrompe la prescrizione non in via permanente. Tuttavia, detto effetto può protrarsi in caso di giudizio di opposizione.

Si parla, invece, di effetto prescrizionale interruttivo permanente e sospensivo, ex artt. 2943 co. 1 c.c. e 2945 co. 2 c.c., individuabile nell’atto con il quale viene incardinata la procedura esecutiva e che si protrae sino alla sua effettiva conclusione, ovvero sino al momento dell’emissione dei mandati di pagamento e della effettiva riscossione.

Sostanzialmente, il Tribunale di Avellino ha ritenuto di aderire all’indirizzo della dottrina, secondo il quale, in estrema ratio, il progetto di distribuzione, anche se approvato dal giudice dell’esecuzione con l’emissione dell’ordine di pagamento, può essere revocato fintanto che, ex art. 487 c.p.c., il cancelliere non abbia emesso gli ordini di pagamento, poi riscossi.

Pertanto, il Tribunale di Avellino, in applicazione dell’iter logico giudico sopra esposto, pur avendo revocato il decreto ingiuntivo per essere stato emesso per un importo maggiore, ha condannato parte opponente al pagamento del dovuto, in quanto non prescritto, ed alla rifusione delle spese di lite.

Tribunale di Avellino, 03 maggio 2018, n. 836

Viviana Campanile – v.campanile@lascalaw.com

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