Porte chiuse all’usura c.d. sopravvenuta

Una recente sentenza di merito si è espressa in tema di chiarezza delle clausole che disciplinano gli interessi contrattuali, nonché in merito all’usura c.d. “sopravvenuta”.

Parte attrice contestava la vessatorietà delle clausole di un contratto di prestito personale eccependo, altresì, che la banca avrebbe applicato interessi usurari in corso di rapporto.

Il Giudice, tuttavia, ha rigettato integralmente la linea attorea, per le motivazioni di seguito riportate.

Il Tribunale, con riferimento alla chiarezza del testo del contratto, ha rilevato che le clausole erano sufficientemente comprensibili: “gli opponenti si dolgono della scarsa chiarezza e vessatorietà delle clausole pattuite, Al di là della genericità di tali difese, va evidenziato che il contratto in atti contiene chiara indicazione del capitale finanziato, degli interessi (tan 10,10% – taeg 11,22%), delle spese di istruttoria e di quelle riferibili alle garanzie personali; è allegato al contratto chiaro documento di sintesi e piano di ammortamento con il costo del finanziamento” affermando inoltre che: “la tecnica grafica è quella ordinaria per contratti dello stesso tipo”.

Smarcata l’eccezione di vessatorietà la decisione si è quindi soffermata sulla contestata usura degli interessi di mora.

Sul punto, la sentenza ha rilevato che l’eccezione era proposta in maniera del tutto generica, dato che parte attrice non aveva neppure depositato i Decreti Ministeriali previsti dalla Legge 108/1996: “parte opponente lamenta l’applicazione di tassi usurari in riferimento al contatto di finanziamento (prestito personale) a tasso fisso, dovendo considerarsi tutti i costi e gli interessi. Premessa la genericità della eccezione che non contiene neppure la indicazione dello sforamento; evidenziato che i d.m. di rilevazione delle soglie non sono in atti ed era onere della parte che propone l’eccezione produrli trattandosi di decreti ministeriali, in ogni caso la doglianza non è fondata”.

Ciò per il costante orientamento secondo cui: “i decreti ministeriali che fissano i cd. tassi soglia previsti dalla l. 108/1996 sono atti amministrativi che non appartengono alla scienza ufficiale del giudice e vanno quindi provati dalle parti con la produzione dei relativi documenti”.

In ultimo il Giudice, dando seguito al principio di diritto espresso da Cass. Civ. Sezioni Unite n. 24675/2017, ha escluso in apice la possibilità di rilevare un’ipotesi di usura c.d. sopravvenuta, poiché: “in ogni caso nessun superamento genetico è ravvisabile, nota essendo la recente sentenza resa dalla Cassazione a sezioni unite 2017, n. 24675 che esclude la configurabilità della c.d. usura sopravvenuta, in riferimento alla quale appare, dunque, superfluo ogni approfondimento”.

Tribunale di Avellino, 29 maggio 2018, n. 1028 (leggi la sentenza)

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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