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Popolari, limiti al recesso costituzionali

La Corte costituzionale ha depositato ieri la sentenza con la quale ha rigettato le questioni di incostituzionalità della legge di riforma delle banche popolari sollevate dal Consiglio di Stato. Il testo della sentenza ribadisce la costituzionalità di una normativa – e della circolare attuativa della Banca d’Italia – che consente la limitazione o il rinvio del rimborso derivante dall’esercizio del recesso per ragioni prudenziali. E questo perchè il regolamento europeo (Crr) richiamato dalla legge italiana consente la facoltà di rinviare o limitare il recesso per fare in modo che le azioni possano essere computate a patrimonio (Cet1) rafforzando la banca. Da questo punto di vista, la regole europee non consentono margini di manovra al legislatore italiano. Per la Consulta, in ogni caso, è insussistente il rischio di un «esproprio senza indennizzo» a carico del socio della banca popolare, come paventato dal Consiglio di Stato, perchè comunque con il venir meno dell’esigenza prudenziale egli deve essere reintegrato del suo diritto. I giudici costituzionali, al contempo, aprono il varco a un potenziale difetto della circolare della Banca d’Italia: e cioè nella parte in cui va oltre la limitazione o il rinvio, estendendo questo rinvio fino al «sine die» ed equiparandolo a un rifiuto del rimborso. Su questo aspetto la sentenza sembra essere chiara. «Le regole prudenziali dalla Ue non lasciano al legislatore italiano alcuna facoltà di scelta tra le due opzioni della limitazione quantitativa e del rimborso e del suo rinvio, ma gli impongono di attribuire all’ente creditizio la capacità di adottare sia dell’una che dell’altra misura».
Secondo l’avvocato Francesco Saverio Marini, uno dei legali che ha sollevato la questione di incostituzionalità, «c’è un passaggio eloquente della sentenza in cui si chiarisce che l’azzeramento del rimborso (attuato da alcune banche popolari, ndr), previsto dalla Banca d’Italia con il rinvio sine die non è contemplato. E questo può aprire a una parziale illegittimità della circolare di Bankitalia che dovrà eventualmente stabilire il Consiglio di Stato quando si esprimerà di nuovo sul merito». Il passaggio della sentenza afferma che «è opportuno precisare che l’unica opzione concessa dalla normativa europea al legislatore nazionale si colloca su un altro piano e riguarda la scelta» prevista dal regolamento europeo «tra il rifiuto del rimborso delle azioni e la limitazione del rimborso stesso. Rispetto a tale opzione la norma censurata si conforma, secondo questa Corte, al criterio del minimo mezzo- non prevedendo la possibilità del rifiuto e invece – introducendo lo strumento della limitazione sulla base della situazione prudenziale della banca». I legali delle controparti osservano, però, che sempre nel testo della sentenza (punto 5.2.5) si fa riferimento «alla facoltà di rinviare il rimborso per un periodo di tempo illimitato e di limitarne in tutto o in parte l’importo». La sentenza circoscrive, in ogni caso, la possibilità di limitazione «nella misura e nello stretto tempo in cui ciò sia necessario per soddisfare le esigenze prudenziali». Le parti hanno 45 giorni di tempo per riassumere davanti al Consiglio di Stato il procedimento.

Laura Serafini

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