Polizza vita: quali norme trovano applicazione?

Si è tornati ad affrontare il tema dell’inquadramento giuridico delle polizze linked, in seguito agli interventi normativi avuti negli anni passati (Legge n. 262 del 28.12.2005) e, dunque, ad affrontare anche il problema di quale fosse la normativa effettivamente applicabile nel caso di stipulazione del contratto da parte di un intermediario finanziario.

Dopo aver stipulato una polizza a contenuto finanziario, di cui il premio sarebbe stato investito in una obbligazione emessa da parte di una banca estera, il cliente riscattava anticipatamente il premio, ottenendo un rimborso inferiore rispetto al capitale iniziale.

Palesando presunti motivi di invalidità negoziali o inadempimenti informativi da parte della Banca, il cliente invocava la nullità del contratto, ovvero il risarcimento del danno differenziale, pari alla perdita patrimoniale subita.

L’intermediario finanziario (oltre alla compagnia emittente) sottolineava(no) il rispetto degli obblighi precontrattuali ed informativi dovuti al contraente, rimarcando la non pertinenza dei richiami normativi avversari rispetto alla negoziazione della polizza.

Il Collegio di primo grado, dopo aver esaminato il contesto normativo esistente all’epoca della negoziazione della polizza, nonché dei passaggi giurisprudenziali di legittimità e comunitari, ha escluso riconducibilità del contratto assicurativo alla categoria dei prodotti finanziari, così estromettendo la necessità della preventiva formalizzazione del contratto disciplinante la prestazione dei servizi di investimento (ai sensi dell’art. 23 TUF).

Nel merito, il Tribunale adito ha ritenuto insussistente il dedotto inadempimento della convenuta sottolineando che “Del tutto infondate e scarsamente comprensibili appaiono le deduzioni attoree in ordine alla presunta non rispondenza al vero ed al carattere vessatorio della dichiarazione dell’attore circa l’intervenuta consegna/ricezione del[la proposta] richiamat[a], e circa l’accettazione delle condizioni contrattuali in ess[a] contenute. È infatti inconferente il richiamo alle clausole vessatorie, dovendo con ciò intendersi ogni dichiarazione, ovunque collocata nel testo del contratto, che abbia un contenuto precettivo (cfr. artt. 33 e 34 del codice del consumo), mentre la dichiarazione con la quale una parte attesti l’intervenuta ricezione di un documento non contiene alcun elemento regolatore del rapporto negoziale cui le parti dovranno attenersi nell’adempimento delle rispettive obbligazioni, pur non integrando alcun valore confessorio, come dimostrato da Cass., Sez. 1, Sent. n. 11412/2012. Poiché tuttavia la polizza assicurativa contiene -come detto- la dichiarazione espressa e sottoscritta del [contraente] di aver ricevuto la nota informativa e le condizioni generali di assicurazione, in totale conformità alla disciplina di settore, mentre del contrario non ha offerto sostanzialmente prova in giudizio, deve ritenersi che del tutto erroneamente l’attore abbia assunto che al momento della sottoscrizione della polizza non gli sarebbe stata consegnata la nota informativa”.

L’informativa presente nel contratto, senz’altro esaustiva, dimostra il corretto adempimento contrattuale della Banca e, dunque, è escluso ogni diritto risarcitorio (o restitutorio).

Tribunale di Firenze, 20 novembre 2017, n. 3715 (leggi la sentenza)

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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