Più trasparenza per le società di collecting di diritto d’autore e diritti connessi

Le novità introdotte dal D.Lgs. 15 marzo 2017 n. 35.

Nella Gazzetta Ufficiale del 27 marzo 2017, n. 72, è stato pubblicato il D.Lgs. del 15 marzo 2017, n. 35, recante disposizioni per l’«Attuazione della direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno».

Con tale provvedimento, il legislatore nazionale, non senza un certo ritardo, ha dato attuazione nell’ordinamento interno alla direttiva 2014/26/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 «sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno» (la c.d. direttiva Bernier).

La direttiva si propone di armonizzare il mercato interno in ordine alla raccolta e distribuzione dei proventi per sfruttamento delle opere dell’ingegno e ripartizione di questi tra gli aventi diritto.

È assai fondato, a parere di chi scrive, che la direttiva, inoltre, debba essere interpretata nel senso di ritenere illegittimi i regimi di monopolio nel mercato della gestione dei diritti e raccolta dei proventi (come la SIAE in Italia, e altre realtà in Austria, Ungheria e in Repubblica Federale Ceca e Slovacca). Sul punto rinvio a quanto ho già accennato in un articolo per il Sole 24 Ore del giugno 2016 (qui) nonché alla decisione, e relativo mio commento (in questa rivista), del giudice del reclamo meneghino in una causa intentata contro Soundreef e terminata a favore di quest’ultima con ordinanza che sancisce la legittima pretesa di operare in Italia da parte di collecting societies europee.

Tale interpretazione, tuttavia, non è stata recepita dal legislatore nostrano e il decreto qui in commento non ha smontato il caposaldo dell’art. 180 l.d.a. (che, appunto, sancisce il monopolio della SIAE), ma è degno comunque di nota per i passi avanti compiuti, soprattutto in ordine alla trasparenza sulla gestione delle società di collecting e sui criteri di riparto da esse adottati.

Conformemente al dettato della direttiva, il decreto infatti dispone che le società debbano possedere certi requisiti (in particolare una determinata organizzazione e dotate di un organo di sorveglianza e un organo di controllo contabile) e siano soggette alla vigilanza dell’AGCom.

Ma il punto più rivoluzionario è a mio avviso l’obbligo di trasparenza e di informazione agli iscritti e al mercato in generale.

La Sezione V del Capo II è proprio dedicata a ciò prevedendo non solo che i titolari dei diritti gestiti siano dettagliatamente informati almeno una volta l’anno con apposito rapporto (con dati identificativi, periodo di rilevamento, proventi e importi liquidati, detrazioni, ecc.), ma soprattutto che gli organismi di gestione collettiva rendano pubbliche le «politiche generali di distribuzione degli importi dovuti ai titolari dei diritti», non ché quelle relative alle spese di gestione, detrazioni e importi non distribuiti (art. 25).

Naturalmente tutto sta nel verificare cosa si debba intendere per «politiche generali», ma senz’altro esse devono garantire la non discriminazione dei titolari dei diritti (art. 20) con predilezione per un approccio analitico in rapporto alle singole utilizzazioni (art. 17.2).

In questa prospettiva egualitaria si informano anche le regole di partecipazione alle decisioni delle società di collecting nelle quali deve essere garantita l’effettiva partecipazione e rappresentanza delle diverse categorie di membri (artt. 6, 10.10 e 11).

Trasparenza informativa ed equa ed equilibrata partecipazione. Principi sacrosanti, che attendo solo di essere effettivamente incarnati in statuti e regolamenti e sui quali le società di collecting anglosassoni avrebbero molto da insegnare, anche ora che non sono più tenute al rispetto delle direttive europee.

Francesco Rampone – f.rampone@lascalaw.com

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