Piano di ammortamento alla francese: il Tribunale di Roma conferma l’orientamento prevalente

L’orientamento in base al quale il piano di ammortamento alla francese è legittimo è avvalorato con la sentenza n° 362 adottata dal Tribunale di Roma, Dott. Fausto Basile. La sentenza in commento risulta estremamente importante ai fini dell’annosa questione in ordine al fenomeno dell’anatocismo, in tema di contratti che prevedono il cd. ammortamento alla francese.

Nel caso di specie il mutuatario conveniva in giudizio la Banca al fine di ottenere la restituzione delle somme indebitamente riscosse in ragione dell’applicazione di interessi anatocistici derivanti, secondo parte attrice, dal metodo “alla francese”. La Banca si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto della domanda attorea, in quanto infondata in fatto ed in diritto.

Il Tribunale di Roma, con la sentenza in commento, rilevava in primis la mancata prova dei fatti costitutivi pretesi dal mutuatario, in virtù dell’omessa produzione in giudizio del contratto de quo. Il Giudice evidenziava inoltre che, in difetto della suddetta prova documentale, non fosse possibile verificare la violazione del fenomeno anatocistico.

Il Tribunale capitolino determinava espressamente in riferimento al metodo “alla francese” che: “La progressione dell’ammortamento cd. “alla francese”, discendente dalla rata costante indicata nel contratto, non provoca alcun fenomeno anatocistico nel conteggio degli interessi contenuti in ogni singola rata e il mutuatario non è più esposto ad alcuna variazione del tasso d’interesse. Difatti, una volta che le parti hanno raggiunto l’accordo sulla somma mutuata, sui tassi degli interessi corrispettivi e moratori, sulla durata del prestito e sul rimborso mediante un numero predefinito di rate costanti, la misura della rata discende matematicamente dagli indicati elementi contrattuali: il rimborso di un mutuo acceso per una certa somma, ad un certo tasso e con un prefissato numero di rate costanti, può avvenire solo mediante il pagamento di rate costanti di quel determinato importo.”

Pertanto, il Tribunale laziale ha confermato l’orientamento dominante, in base al quale il piano di ammortamento “alla francese” (anche definito metodo a rate costanti) non provoca alcun fenomeno anatocistico, in quanto costituisce un metodo finalizzato ad evitare che il mutuatario sia esposto alle variazioni del tasso d’interesse ed assicurare al medesimo una rata costante.

Il Tribunale di Roma, infine, dichiarava inammissibile la richiesta di CTU contabile avanzata dall’attore, in considerazione delle lacune probatorie e della finalità meramente esplorativa della stessa. Il medesimo principio è confermato da ampia giurisprudenza, secondo cui la consulenza tecnica d’ufficio non è un mezzo istruttorio in senso proprio, avendo la finalità di coadiuvare il giudice nella valutazione di elementi acquisiti o nella soluzione di questioni che necessitino di specifiche conoscenze.

La domanda attorea veniva, dunque, respinta dal Giudice laziale che condannava, altresì, parte attrice al pagamento delle spese di lite.

Antonio Rivellese – a.rivellese@lascalaw.com

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