(Pec)cato di elezione

Con ordinanza n. 21657/18 la Suprema Corte ha avuto modo di affrontare nuovamente la tematica dell’elezione di domicilio del difensore, ribadendo criteri e modi corretti in cui occorre procedere. Il punto è rilevante specialmente in tema di impugnazioni.

Si registrano, infatti, numerosi casi, tra cui quello in esame, di pronuncia di inammissibilità del gravame per tardiva proposizione dello stesso dovuto al decorso del termine breve a seguito della notifica della sentenza nel domicilio ex lege corretto ma diverso da quello eletto e ritenuto erroneamente tale dal legale che in seguito ha proposto l’impugnazione dichiarata tardiva.

La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso la sentenza con cui il Tribunale di Trani ha rigettato l’appello proposto dall’Aci avverso la sentenza del Giudice di Pace, condannando la stessa alla restituzione della somma pagata a titolo di tassa automobilistica.

Dagli atti di causa emerge che l’Aci era stata rappresentata in appello da tre avvocati con procura generale alle liti, eleggendo domicilio presso la sede della propria Avvocatura Generale in Roma e con facoltà dei difensori di eleggere domicilio altrove. I legali hanno eletto domicilio presso la cancelleria del tribunale adito, presso la quale è stata poi notificata la sentenza.

La Suprema Corte precisa che poiché è stata effettuata l’elezione di domicilio presso la cancelleria del giudice adito e presso la quale è stata eseguita la notifica della sentenza che ha definito il giudizio di appello, tale luogo non vale ai fini della domiciliazione ex art. 82 R.D. 37/1934 ed, inoltre, non è stato indicato nemmeno l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato all’ordine di appartenenza.

In base all’art 82 sopra richiamato i difensori che esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge al di fuori della circoscrizione del Tribunale al quale sono assegnati devono, all’atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso ed, in mancanza, si intende eletto presso la cancelleria.

Quest’ultima conseguenza, tuttavia, non è automatica ma consegue solo nel caso in cui il difensore, in violazione dell’art. 125 c.p.c. non abbia indicato il proprio indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine, come nel nostro caso.

Proprio a causa dell’inapplicabilità dell’art. 82 R.D. 37/1934 al caso di specie, in base all’interpretazione offerta  dalla Cassazione, nel nostro caso trova applicazione il termine breve  di cui all’art. 326 c.p.c. con la conseguenza che il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Cass., Sez. I Civ., 5 settembre 2018, ordinanza n. 21657

Andrea Asnaghi – a.asnaghi@lascalaw.com

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