Patto paraconcordatario senza autorizzazione del Giudice Delegato

Il patto paraconcordatario – effettivamente stipulato e non meramente prospettato con i creditori ipotecari bancari, avente ad oggetto il riscadenziamento dei piani di ammortamento dei mutui in essere, anche per le rate già scadute al momento del deposito del ricorso – consente di escludere la violazione del limite annuale di moratoria per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, previsto dall’art. 186 bis, comma 2, lettera c) L.F., e comunque di rendere sostenibile il piano, anche senza vendita dell’immobile ipotecato (ove sia previsto il prosieguo dell’attività di impresa), specie nella parte in cui si preveda il pagamento dei creditori chirografari.

Il Tribunale di Genova, nella pronuncia in esame, ha avuto modo di evidenziare come il patto paraconcordatario – che costituisce un fatto giuridico presupposto del piano – non sia soggetto all’autorizzazione del Giudice Delegato, ai sensi dell’art. 167, comma 2 L.F., in quanto tale patto precede, logicamente e cronologicamente, l’ammissione alla procedura, laddove il Giudice Delegato esercita il proprio controllo unicamente su atti di gestione dell’impresa che intervengano successivamente all’apertura della procedura.

Inoltre, il detto patto non risulta neppure soggetto all’autorizzazione del Tribunale, ai sensi dell’art. 161, comma 7 L.F., in quanto non si configura come atto di straordinaria amministrazione.

In particolare, nel caso di specie, il patto concluso tra la ricorrente ed i creditori ipotecari non conteneva clausole di novazione di mutui, né riconoscimenti di diritti di terzi (i creditori bancari), in relazione ai mutui pendenti.

Qualora, invece, il patto paraconcordatario avesse previsto la stipula di nuovi mutui o comunque l’apporto di nuova finanza – e non il mero riscadenziamento di un mutuo preesistente – l’atto avrebbe dovuto essere sottoposto al procedimento autorizzativo aggravato di cui all’art. 182 quinquies L.F., previa attestazione di un professionista qualificato idoneo a verificare il complessivo fabbisogno finanziario dell’impresa sino all’omologazione e, soprattutto, a certificare la funzionalità dei finanziamenti de quibus alla migliore soddisfazione dei creditori.

Tribunale di Genova, Sez. VII Fallimentare, 7 giugno 2018

Silvia Alessandra Pagani – s.pagani@lascalaw.com

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