Partite di calcio in streaming: la caccia continua

Con ordinanza in commento il Tribunale di Milano è intervenuto in tema di violazione dei diritti di esclusiva ordinando l’interruzione della trasmissione abusiva su piattaforma on line di partite di calcio. Il Tribunale ha inoltre sancito il principio per cui l’ordinanza restrittiva non può estendersi anche agli alias e agli indirizzi IP futuri ed eventuali tramite i quali potrebbe ripetersi la violazione.

La vicenda riguarda l’illecita diffusione in diretta streaming da parte del portale Calcion operante mediante il nome a dominio calcion.at – ovvero, per poter sfuggire più facilmente alle azioni amministrative di blocco, operante anche attraverso numerosi suffissi (es.: .me, .tv, .pw, ecc., i cosiddetti alias) – di alcuni match del campionato di Serie A e della UEFA Champions League, coperti dai diritti di esclusiva di Mediaset Premium S.p.A. per la trasmissione in diretta su piattaforma digitale a pagamento nel territorio nazionale per il triennio 2015-2018.

Il tema è più che mai attuale in quanto le possibilità tecniche di violazione del diritto d’autore tramite reti di comunicazione elettronica sono molteplici, in costante evoluzione, e, considerata la natura ubiquitaria del web, difficili da prevenire e reprimere.

In proposito, il Tribunale milanese si è mostrato ben consapevole della natura sfuggente e mutevole delle condotte illecite contestate da Mediaset Premium. Dagli atti di causa emerge come nell’arco di tre anni il portale Calcion sia stato continuamente spostato con cambi repentini su vari domain name allo scopo di continuare a rendere fruibile il medesimo servizio illecito di riproduzione non autorizzata della trasmissione delle partite di calcio di Serie A e Champions League.

Mediaset Premium ha agito pertanto in via cautelare chiedendo al Tribunale che fosse interrotta l’ulteriore diffusione in qualsiasi forma delle trasmissioni coperte dai diritti di esclusiva e che fosse ordinato ai fornitori dei servizi di accesso ad Internet chiamati in causa (i cc.dd. internet providers: Telecom Italia, Vodafone Omnitel, Fastweb, Tiscali Italia, H3G e Wind) di adottare tutte le misure tecniche occorrenti a impedire ai destinatari dei propri servizi l’accesso al sito calcion.at e a tutti gli alias calcion nonché agli indirizzi IP ad essi associati.

Il Giudice ha accolto la richiesta di inibitoria di Mediaset Premium S.p.A. nei confronti del titolare e gestore del portale Calcion disponendo l’ulteriore diffusione in qualsiasi forma delle trasmissioni abusive in live streaming delle suddette partite e ha ordinato agli internet providers di impedire ai propri abbonati l’accesso al sito pirata. È stata invece rigettata la diversa e più ampia domanda, rivolta agli internet providers, di impedire l’accesso da parte del pubblico anche a tutti gli alias calcion e la correlata richiesta di oscuramento degli indirizzi IP.

Il Tribunale ha infatti ritenuto che tali richieste inammissibili in quanto, trattandosi di condotte future ed eventuali, manca l’attualità della lesione lamentata e il conseguente interesse ad agire. Qualora concesso, infatti, un provvedimento di inibitoria sugli alias accorderebbe ai titolari del diritto di esclusiva una delega in bianco per cui al ricorrente verrebbe di fatto trasferita una funzione giurisdizionale per l’accertamento e repressione delle future eventuali condotte lesive dei propri diritti di esclusiva.

Peraltro, la richiesta di impedire l’accesso a tutti gli alias e IP collegati si porrebbe in contrasto con la libertà di espressione e di informazione e con la libertà di esercizio di impresa. Ciò è stato affermato anche in ambito comunitario, in particolare con la sentenza Telekabel, richiamata dallo stesso Tribunale di Milano, con cui la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha sottolineato come gli Stati membri debbano garantire un giusto equilibrio tra i diritti e le libertà fondamentali dell’individuo e i diritti di privativa industriale e intellettuale.

A parere di chi scrive, la tutela dei diritti di esclusiva nel caso di specie gode di una particolare eco se si considera la rilevanza pubblica delle programmazioni calcistiche e se si considera oltretutto che i diritti di trasmissione televisiva in questione sono derivati da un’assegnazione della Lega Calcio attuata tramite le prescritte procedure competitive (di cui all’art. 7, co.1 del D.Lgs. 9/2008 c.d. Decreto Melandri) orientate a regolare le dinamiche concorrenziali tra gli operatori attivi sul mercato nazionale.

Trib. Milano ord. n. 31892/2016 del 27 luglio 2016 (leggi provvedimento)

Orsolina Fortini – o.fortini@lascalaw.com

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