Una particolare ipotesi di “esenzione” da revocatoria

In tema di contratto di garanzia finanziaria, è esclusa la revocatoria fallimentare delle somme ricavate dall’escussione della garanzia in quanto l’art. 4. del D.lgs n. 170/2004 prevede che, al verificarsi di un evento determinate l’escussione della garanzia, il creditore pignoratizio ha facoltà, anche in corso di apertura di una procedura di risanamento o di liquidazione, di procedere osservando le formalità previste nel contratto all’utilizzo del contante oggetto della garanzia per estinguere l’obbligazione finanziaria garantita.

Con la sentenza in commento, Il Tribunale di Nola ha ritenuto infondata la domanda revocatoria proposta contro un Istituto di credito dal Curatore di un Fallimento, il quale chiedeva al Tribunale di revocare una rimessa effettuata in seguito ad una operazione di vendita di titoli che avrebbe ridotto in maniere consistente l’esposizione debitoria della società fallita.

La Banca eccepiva, in particolare, che i titoli venduti erano oggetto di pegno e che nel caso di specie la vendita del titolo portata a deconto dell’esposizione debitoria della fallita era operazione consentita in quanto si versava nell’ipotesi di cui all’art 4. del D.lgs n. 170/2004.

Il Tribunale, in via preliminare, non ravvisando nel caso di specie una vera e propria rimessa, ha riqualificato la domanda attorea interpretandola come revocatoria della compensazione effettuata alla data di esigibilità dei crediti bancari avvenuta all’epoca del passaggio a sofferenza dei conti correnti.

Ciò premesso, ha affermato che la compensazione tra il credito della Banca e l’importo derivante dalla vendita degli strumenti finanziari costituiti in pegno con scrittura privata (non contestata dall’attore) doveva essere esclusa da revocatoria.

Innanzitutto, il Tribunale ha chiarito che nella fattispecie si versava nell’ipotesi di pegno irregolare di cui all’art. 1851 c.c., in forza della previsione contenuta nell’atto di costituzione del pegno che conferiva alla Banca la facoltà di rimborsare il proprio credito e, dunque, di vendere i titoli e incamerarne le somme.

Successivamente il Giudice ha affermato che la scrittura di cui sopra rientrava nell’ipotesi di esenzione da revocatoria di cui all’art. 4 del D.lgs n. 170/2004 secondo il quale: “al verificarsi di un evento determinate l’escussione della garanzia, il creditore pignoratizio ha facoltà, anche in corso di apertura di una procedura di risanamento o di liquidazione, di procedere osservando le formalità previste nel contratto […] all’utilizzo del contante oggetto della garanzia per estinguere l’obbligazione finanziaria garantita”, ricorrendo, nel caso di specie, tutte le condizioni di cui agli artt. 1 e 2 del predetto decreto.

Si tratta, infatti, di una garanzia prestata da una società commerciale a favore di un ente creditizio e di un contratto rientrante nella categoria dei contratti di garanzia finanziaria aventi ad oggetto strumenti finanziari, provato per iscritto.

Pertanto, il Tribunale di Nola ha ritenuto legittima l’escussione della garanzia e ha rigettato la domanda revocatoria, condannando la Curatela al pagamento delle spese di lite.

Tribunale di Nola, 17 gennaio 2018, n. 174

Luca Scaccaglia – l.scaccaglia@lascalaw.com

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