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Paradisi fiscali extra Ue, lista poco trasparente

Il processo che ha portato alla creazione della lista dei paradisi fiscali extra Ue è stato poco trasparente e caratterizzato da ingerenze politiche da parte di diversi stati membri. Dall’audizione «la lotta contro le pratiche fiscali dannose all’interno dell’Unione europea e all’estero» tenutasi presso la Commissione tax 3 del parlamento Ue è dunque emerso come i meccanismi e i criteri usati dal gruppo del codice di condotta, per decidere quali paesi dovessero far parte della lista dei paradisi fiscali extra Ue, siano stati poco chiari e molto spesso guidati più da interessi politici che oggettivi. Il gruppo del codice di condotta aveva infatti il compito di analizzare tutte le giurisdizioni extra Ue secondo tre criteri (trasparenza fiscale, scambio di informazioni e adesione alle varie organizzazioni internazionale per il monitoraggio fiscale). A dicembre 2017 il gruppo del codice di condotta ha presentato una prima lista dei paradisi fiscali dove figuravano: 17 giurisdizioni nella lista nera, e 47 in quella grigia. Nella lista grigia sono raggruppati tutti i paesi che hanno preso impegni seri e concreti con l’Ue per modificare i propri regimi fiscali considerati non in linea con gli standard Ue. Secondo la commissione Tax 3 il processo messo in campo dal gruppo del codice di condotta poteva essere gestito in modo migliore. Durante l’audizione molti parlamentari hanno infatti criticato il fatto che la lista dei paradisi fiscali extra Ue, pubblicata a dicembre 2017, a gennaio 2018 sia stata svuotata di otto giurisdizioni. Pesi che sono andati a rimpolpare la lista grigia. Secondo i membri della Tax 3, questo spostamento così veloce è stato «il frutto di pressioni politiche esercitate da determinati stati». «Il processo dunque è stato svuotato dal meccanismo imparziale» che doveva governarlo. Un altro punto più volte sottolineato, dai parlamentari, riguarda invece le sanzioni a cui dovrebbero essere soggetti i paesi presenti all’interno della lista nera. Sotto questo punto di vista Valère Moutarlier, direttore generare del dipartimento della tassazione della commissione europea, ha sottolineato come la Commissione Ue sia favorevole all’introduzione di sanzioni per i paradisi fiscali extra Ue.

Giorgia Pacione di Bello

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