Pagamento del terzo: revocabile solo se effettivamente lesivo della par condicio creditorum

In tema di revocatoria fallimentare di rimesse bancarie, il creditore convenuto in revocatoria è onerato della sola prova della provenienza del pagamento dal terzo, mentre incombe sul curatore la dimostrazione che la corrispondente somma sia stata fornita dal fallito.

Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso proposto da una Banca avverso la sentenza della Corte di Appello di Catanzaro che aveva accolto la domanda revocatoria di una rimessa, effettuata da un terzo, sul conto corrente della fallita.

La Corte di merito aveva ritenuto le rimesse revocabili in quanto aventi natura solutoria e non ripristinatoria e in quanto il pagamento era stato eseguito da un terzo, affermando che in tal caso vige il principio che questo è revocabile quando incide sul patrimonio del debitore depauperandolo.

La Banca, con il secondo motivo di ricorso, denunciava la violazione e falsa applicazione di legge, oltre che la mancata e insufficiente motivazione, in quanto la sentenza impugnata aveva ritenuto senz’altro revocabile il versamento eseguito dal terzo senza preoccuparsi di verificare se fosse stato effettivamente utilizzato denaro del debitore o se il terzo avesse esperito azione di rivalsa anteriormente alla dichiarazione di fallimento.

I Giudici di legittimità, nel ritenere fondato il detto motivo ricorso, hanno ribadito il consolidato orientamento per cui in tema di azione revocatoria fallimentare, le rimesse effettuate dal terzo sul conto corrente dell’imprenditore, poi fallito, non sono revocabili ai sensi dell’art. 67, comma 2, L.F., quando risulti che, con tali pagamenti, il terzo, senza utilizzare una provvista del debitore e senza rivalersi nei suoi confronti prima del fallimento, ha solo adempiuto l’obbligazione di garanzia nei confronti della banca creditrice, in tal modo non realizzandosi una violazione della par condicio creditorum (cfr. Cass. 15 febbraio 2016, n. 2903; Cass. S.U., 12 agosto 2005, n. 16874).

Sul punto la Corte ha inoltre chiarito, in tema di onere della prova, che il creditore, convenuto in revocatoria, è tenuto a provare esclusivamente la provenienza del pagamento dal terzo, configurandosi la relativa allegazione come un’eccezione in senso proprio, mentre incombe sul Curatore, una volta accertato l’avvenuto pagamento del terzo, la dimostrazione, attraverso anche l’uso di presunzioni semplici, che la corrispondente somma sia tata fornita dal fallito.

Al fine di applicare detto principio, occorre accertare in punto di fatto se la rimessa effettuata dal terzo sul conto corrente dell’imprenditore poi fallito, sia stata posta in essere con provvista del debitore e se, in ipotesi, il terzo si sia rivalso nei confronti del debitore prima del suo fallimento.

Nella fattispecie in esame, i Giudici hanno cassato la sentenza con rinvio, in quanto, sulla base delle risultanze in atti, la Corte di merito aveva del tutto omesso il suddetto accertamento.

Cass., Sez. I Civ., 9 ottobre 2017, n. 23597

Luca Scaccaglia – l.scaccaglia@lascalaw.com

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