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«Otto anni per coprire i nuovi Npl»

La Commissione europea pubblicherà oggi un atteso pacchetto di misure legislative per ridurre l’ammontare delle sofferenze creditizie e risanare i bilanci bancari. Intervistato da un gruppo di giornali europei, tra cui Il Sole 24 Ore, il vice presidente dell’esecutivo comunitario Valdis Dombrovskis, 46 anni, ha spiegato che l’iniziativa dovrebbe facilitare un accordo tra i Paesi membri in vista dell’agognato completamento dell’unione bancaria, con la creazione di una garanzia unica dei depositi, tanto più che le misure proposte vanno «oltre il piano di azione approvato dai governi nel giugno del 2016». Nel dibattito tra i governi, Banca centrale europea e Commissione europea appaiono a questo punto sulla stessa lunghezza d’onda.
Quali sono i principali provvedimenti che presenterete oggi?
La strategia è articolata. Prevede standard comuni sugli accantonamenti delle banche per crediti in sofferenza in modo da fare chiarezza e introdurre maggiore omogeneità; regole per creare piattaforme nazionali volontarie di gestione delle sofferenze bancarie (bad banks in inglese, ndr); provvedimenti per promuovere la vendita di titoli di cattiva qualità sul mercato secondario, risolvendo una perdurante asimmetria informativa; e infine nuovi passi per migliorare l’efficacia dei diritti fallimentari a livello nazionale.
Sul primo aspetto – le sofferenze creditizie – quale è il vostro obiettivo?
In buona sostanza vogliamo proporre regole chiare sui requisiti patrimoniali delle banche. Faremo una differenza tra crediti collateralizzati e crediti non collateralizzati. Per i primi gli accantonamenti dovranno coprire l’intero ammontare del credito nel giro di otto anni. Per i secondi, nel giro di due anni. Ci aspettiamo da parte delle banche che riconoscano le perdite più velocemente di prima, e che in questo senso la norma in ultima analisi incentivi i prestiti all’economia reale. Voglio precisare che le misure riguardano nuovi crediti, se questi diventano sofferenze.
La differenza è importante rispetto alle misure prudenziali che la Banca centrale europea presenterà domani.
Sì. Il nostro provvedimento è legislativo, e riguarda nuovi crediti in tutti gli istituti di credito. In parallelo, le misure della Bce varranno banca per banca, in una ottica di vigilanza, e per le nuove sofferenze, anche di vecchi crediti.
Oltre alla vigilanza unica e al meccanismo unico di risoluzione creditizia, per completare l’unione bancaria manca all’appello una garanzia in solido dei depositi creditizi. I governi sono sempre alla tormentata ricerca di un equilibrio tra riduzione dei rischi e condivisione dei rischi nei bilanci bancari. Lei pensa che il vostro nuovo pacchetto faciliterà un accordo tra i Paesi membri?
Stiamo facendo progressi nel ridurre i rischi nei bilanci bancari. La riduzione delle sofferenze creditizie nell’Unione europea è stata di un terzo dai picchi della crisi (dal 6,7 al 4,4% del totale degli attivi, ndr). La stessa Italia sta facendo progressi sostanziosi. In questo senso, il nostro pacchetto contribuirà ad accelerare la riduzione dei crediti in sofferenza.
In una lettera inviata ai loro partner, otto Paesi dell’Unione hanno messo l’accento sulla necessità di proseguire sulla strada della riduzione dei rischi bancari, prima di optare per una condivisione dei rischi e quindi per una responsabilità in solido dei depositi. Come reagisce?
Come ho detto, sono convinto che il nostro pacchetto faciliterà la discussione sia sulla garanzia unica dei depositi che sulla scelta di attribuire al Meccanismo europeo di Stabilità (Esm) il ruolo di paracadute finanziario del Fondo unico di Risoluzione, finché quest’ultimo non sarà a regime. Dal mio punto di vista, il pacchetto, tutto incentrato sulla riduzione dei rischi nei bilanci bancari, offre una base per muoversi verso una condivisione dei rischi. Lo sforzo per ridurre i rischi è sufficiente. Sappiamo però che la scelta ultima è dei governi.
Sempre nella loro missiva, gli otto Paesi – tra cui l’Olanda e la Svezia – continuano a pensare che siano necessarie regole per limitare l’esposizione delle banche al debito nazionale, per evitare circoli viziosi tra crisi sovrana e crisi bancaria. Lei cosa ne pensa?
Nel 2016, i Ventotto avevano deciso di aspettare scelte a livello internazionale. Di recente, a Basilea, i regolatori hanno deciso di evitare norme a livello globale. L’Unione deve ora decidere se riaprire la discussione. La Commissione è cauta all’idea di introdurre regole, per paura di provocare instabilità finanziaria.
In fondo, anche sotto questo profilo, agli occhi della Commissione europea è giunto il momento di trovare un accordo su una garanzia unica dei depositi? La stessa Bce ritiene che i tempi siano maturi.
Come detto, dal nostro punto di vista è tempo per pronunciarsi su alcuni elementi della condivisione dei rischi, tanto più che il nostro pacchetto di oggi va oltre il piano di azione approvato dai governi nel giugno del 2016.

Beda Romano

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