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Ordini di vendita ignorati, quei soci delle Venete “scavalcati” due volte

Scavalcati due volte. Molti dei soci di Veneto Banca e Popolare di Vicenza sono rimasti con il cerino in mano nonostante avessero capito per tempo che le cose andavano male, e che sarebbe stato meglio disfarsi delle azioni. Ma i loro ordini di vendita sono stati ignorati e “scavalcati” da altri più fortunati. Non solo: l’ultima beffa è arrivata all’inizio di quest’anno, in sede di transazione. Le due banche hanno accordato risarcimenti minimi, del 15%, a tutti i risparmiatori che hanno aderito all’offerta, con l’eccezione di alcune centinaia che avevano diritto almeno al 50%, purché si dimostrasse che erano stati scavalcati. Ma moltissimi, circa 4 mila secondo le associazioni dei risparmiatori, sono stati ignorati persino in questa fase. I funzionari bancari, spiega il commercialista Loris Mazzon, che ha seguito molte delle pratiche per conto dell’associazione Ezzelino III da Onara, «facevano leva su un punto del prospetto informativo della Vicenza che parla di ‘ordine cronologico secondo quanto accertato dalla banca e acclarato dalla Consob nell’ambito della propria attività ispettiva’». Ma verificare un ordine cronologico degli ordini non era compito della Consob, che non lo ha mai fatto, come ha ribadito in audizione il direttore generale Angelo Apponi. «Nel corso dell’audizione di giovedì 9 – dice la senatrice Paola De Pin (Gal) – ho chiesto ad Apponi se i soci risarciti al 50% con la transazione di quest’anno facevano parte della lista ordinata dalla Consob. Apponi ha dichiarato che la Consob non ha mai dato alcuna lista degli scavalcati».
In realtà la Popolare di Vicenza già con un comunicato di marzo aveva precisato di aver svolto in autonomia (dunque senza Consob) le opportune verifiche e «di aver individuato gli azionisti – meno di 500 – che avevano impartito un ordine scritto di vendita di azioni rimasto inevaso e che avrebbe potuto essere evaso laddove la banca avesse rispettato il corretto ordine cronologico». Le associazioni dei risparmiatori però rivendicano comunque l’esistenza di alcune migliaia di ordini che risalgono al 2013, al 2014 e al 2015 e di cui non si è tenuto conto in sede di transazione, e a testimonianza citano uno stralcio del fascicolo della procura di Roma dove si legge che «fra l’inizio del 2013 e la fine del 2014, 3.965 ordini di vendita, riguardanti 8,5 milioni di azioni, sono stati eseguiti senza rispettare i criteri di priorità», solo per Veneto Banca. Del resto se Consob non ha compilato alcuna lista, ha però accertato l’esistenza degli scavalcati. Nella relazione del 2016 su Veneto Banca per esempio cita il caso di un azionista riuscito a liquidare la «rilevante partecipazione azionaria detenuta» scavalcando «2.450 ordini, per un totale di 9.928.928 azioni».

Rosaria Amato

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