Opposizione a decreto ingiuntivo: grava sull’opponente l’onere di esperire il procedimento obbligatorio di mediazione

Con sentenza n. 10193/2016, resa all’esito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, il Tribunale di Milano ha dichiarato improcedibile la domanda proposta dal debitore ingiunto e, conseguentemente, ha confermato il provvedimento monitorio opposto, per violazione dell’art. 5, I comma, D.Lgs. 28/2010.

Nella fattispecie in oggetto, parte opposta – banca titolare di un diritto credito riveniente da scoperto  di conto corrente – si costituiva nel giudizio di merito, chiedendo il rigetto delle domande proposte dal debitore, attore in senso processuale, poiché infondata in fatto e diritto.

In sede di prima comparizione delle parti, il Giudice, rilevata la soggezione della controversia alla disciplina della mediazione obbligatoria (cfr. art. 5, I comma, D.Lgs. 28/2010), assegnava alle parti termine ex lege per intraprendere la prescritta procedura di mediazione, rinviando la causa all’esito della stessa.

All’udienza di rinvio, tuttavia, entrambe le parti dichiaravano l’omessa introduzione del ridetto procedimento di mediazione, eccependo, rispettivamente, l’improcedibilità della domanda giudiziale formulata dall’avversario.

Il Tribunale di Milano, con la decisione qui segnalata, riteneva fondata l’eccezione di improcedibilità sollevata dalla banca opposta, rigettando, al contempo, quella di parte opponente. Infatti, nella parte motivata della pronuncia, il Giudice evidenziava quanto già assunto precedentemente dalla Suprema Corte con sentenza n. 24629/15, ossia che l’onere di instaurare la procedura di mediazione incombe sul soggetto che intenda esercitare un’azione in giudizio e, nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo, sulla parte opponente, convenuta in senso sostanziale, ma attrice sul piano processuale.

Nell’arresto in menzione, al quale il tribunale meneghino mostra di aderire, la Suprema Corte individua nella sola persona dell’opponente la parte dotata del potere di introdurre il giudizio di merito – qualificato come “soluzione più dispendiosa” rispetto al procedimento monitorio – e perciò obbligata a tentare la mediazione in conformità a quanto disposto dal D.Lgs. 28/2010.

D’altro canto, osserva a fondata ragione il medesimo Giudicante, l’art. 5, IV comma, D.Lgs. 28/2010 esclude dall’obbligo di mediazione – anche in materie per le quali il ricorso a tale strumento deflattivo del contenzioso non è obbligatorio – sia i procedimenti per ingiunzione, che i giudizi di opposizione nei quali Giudice non si sia ancora pronunciato sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecutorietà.

In sintonia con una logica di efficienza processuale, infatti, a parere del Tribunale di Milano, oltre che della giustizia di legittimità, non risulterebbe corretto accollare al creditore, già ricorrente per decreto ingiuntivo, l’onere di espletare il tentativo di mediazione finalizzato ad evitare un giudizio di merito solo eventuale, non essendo ancora certo che il provvedimento monitorio così ottenuto sarà opposto.

In conclusione, facendo proprio il ragionamento logico-giuridico seguito dalla Corte di Cassazione, il Tribunale di Milano ha, pertanto, dichiarato improcedibile l’opposizione esperita dal debitore ingiunto nel caso in esame e confermato il provvedimento monitorio emesso nei confronti di quest’ultimo, riscontrando la violazione dell’art. 5 D.Lgs. cit. e condannandolo al pagamento delle spese di lite.

Benedetto Losacco – b.losacco@lascalaw.com

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