Opposizione all’esecuzione: come (non) si calcola l’usura

La Corte d’Appello di Milano infligge un severo colpo a chi, nonostante ogni corte l’abbia da anni escluso, continua a sommare gli interessi corrispettivi con i moratori.

Nel corso degli ultimi anni, infatti, una moltitudine di cause hanno infestato i tribunali di tutto lo Stivale all’unico scopo di sentir dichiarare nulli contratti di mutuo perché perizie di parte (più o meno credibili) asserivano l’usurarietà dei tassi di interesse.

I metodi di calcolo per valutare la fondatezza o meno di tali supposizioni si sono a loro volta sprecati: metodo “algebrico” o “aritmetico”, metodo “di Banca d’Italia”, formule di matematica finanziaria non sempre comprensibili.

La Corte d’Appello di Milano, con la sentenza sotto indicata, esclude una volta per tutte che si possano sommare gli interessi corrispettivi e moratori all’interno della stessa rata e dello stesso arco temporale.

Venendo al caso odierno che ha occupato lo scrivente Studio legale, i proprietari di un immobile oggetto di esecuzione proponevano opposizione ai sensi dell’art. 615, co. 2 c.p.c. e successivo giudizio di merito (il Giudice non concedeva la richiesta sospensione dell’esecuzione) sulla base della pretesa usurarietà del contratto di mutuo poiché, a dir loro, se su una prevista rata del valore di € 100 venivano richiesti interessi corrispettivi pari al 4,5%, per un importo totale di € 104,50, e poi sulla stessa rata venivano calcolati gli interessi di mora pari al 6,5%, la rata avrebbe avuto un valore pari a € 111,29, con un interesse totale pari all’11,29%, superiore al tasso soglia previsto al momento della stipula pari al 7,19%.

Il giudice di prime cure respingeva il ragionamento e siffatta ricostruzione, ma solo al momento dell’appello il Collegio giudicante poteva definire tale esempio “mal posto” e quindi privo di qualsivoglia fondamento.

Rileva la Corte, infatti, come “sul capitale di € 100 saranno decorsi, per il primo anno, il 4,5% a titolo di interessi corrispettivi e, sulla somma così risultante di € 104,50, decorreranno per un altro anno interessi di mora al 6,5%, ma i due interessi non si sommeranno mai. Gli appellanti, nel loro calcolo esemplificativo, partono dalla premessa errata che, per uno stesso anno, decorrano sia gli interessi corrispettivi come gli interessi moratori, ciò che invece è da escludere che avvenga”.

La Corte afferma poi successivamente come “il citato fenomeno della capitalizzazione degli interessi corrispettivi già maturati sia, nella fattispecie, del tutto legittimo” per due ordini di motivi: il primo attiene alla presenza nel contratto di mutuo della clausola che permette la capitalizzazione di ogni somma non pagata al momento della scadenza (sulla quale pertanto è applicabile l’interesse di mora), mentre il secondo motivo lo si ritrova nel testo della delibera del Cicr del 9.02.2000, la quale all’art. 3 stabilisce come “nelle operazioni di finanziamento per le quali è previsto che il rimborso del previsto avvenga mediante il pagamento di rate con scadenze temporali predefinite, in caso di inadempimento del debitore l’importo complessivamente dovuto alla scadenza di ciascuna rata può, se contrattualmente stabilito, produrre interessi a decorrere dalla data di scadenza e sino al momento del pagamento”.

Inoltre, è utile sottolinearlo, tanto il Giudice di primo grado quanto la Corte d’appello condannavano gli attori ai sensi dell’art. 96 c.p.c. per la cosiddetta “lite temeraria”.

Corte d’Appello di Milano, 23 maggio 2017, n. 2195 (leggi la sentenza)

Mattia Cantarellim.cantarelli@lascalaw.com

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