Opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi: la struttura bifasica è necessaria

La Corte di Cassazione ha ribadito che i giudizi di opposizione all’esecuzione e agli esecutivi devono essere caratterizzati necessariamente dalla struttura bifasica.

Nel caso in esame, il ricorrente, reso edotto dell’avvenuta notifica di un pignoramento esattoriale, depositava un ricorso in opposizione agli atti esecutivi deducendo che l’atto era stato notificato soltanto al terzo pignorato ma non a lui in qualità di debitore esecutato.

Il Tribunale di Roma, con decreto emesso inaudita altera parte, dichiarava inammissibile l’opposizione, rilevando che la stessa era rivolta avverso una procedura non ancora iscritta a ruolo.

Il debitore, pertanto, proponeva ricorso straordinario in Cassazione ex art. 111, VII comma, Cost. che veniva accolto dalla Suprema Corte.

In primo luogo, è stato evidenziato come il decreto del Giudice dell’esecuzione con il quale viene disposta, nei casi di urgenza, la sospensione della procedura esecutiva, non è impugnabile in quanto difetta dei caratteri della stabilità. Tuttavia, nel caso di specie, il decreto emesso dal Tribunale di Roma, non avendo carattere interinale e non essendo fondato su ragioni d’urgenza, ha attitudine ad assumere carattere di definitività e, di conseguenza, non essendo appellabile, può costituire oggetto di ricorso straordinario ex art. 111, VII comma, Cost.

In secondo luogo, la Corte ha ritenuto il provvedimento impugnato equiparabile ad una sentenza di merito con la quale si sarebbe dovuta definire l’opposizione agli atti esecutivi, dopo la regolare costituzione del contraddittorio. Non essendo stato costituito alcun contraddittorio, il provvedimento de quo risulta affetto da nullità.

In particolare, è stato ribadito come la decisione nel merito di un’opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi adottata senza la separazione tra la fase sommaria e quella di merito integra un’evidente lesione del diritto di difesa delle parti, in quanto comporta la soppressione dell’intera fase di instaurazione del giudizio di merito.

Alla luce di quanto sopra, dunque, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso proposto dal debitore precisando che il provvedimento emesso dal Tribunale di Roma ha definito nel merito un ricorso in opposizione agli atti esecutivi mentre lo stesso versava ancora in fase sommaria, priva di contraddittorio, in violazione dell’art. 618, II comma, c.p.c. che impone la necessaria scissione fra la fase sommaria di giudizio e quella a cognizione piena.

Cass., Sez. III, 14 novembre 2017, n. 26830

Mirko La Cara – m.lacara@lascalaw.com

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