Opposizione all’atto dell’ufficiale giudiziario: quo vado?

Il processo esecutivo è articolato su un sistema di rimedi circoscritti, non essendo ammessa azione in forme diverse dalle opposizioni esecutive o dalle altre iniziative specificamente previste da detto sistema processuale.

Corollario di tale tipicità è quanto affermato dalla Suprema Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 5175 del 6 marzo 2018, secondo cui gli atti compiuti da qualsiasi ausiliario del giudice e, tra questi, anche quelli dell’ufficiale giudiziario, devono essere sottoposti esclusivamente al controllo del giudice dell’esecuzione.

La quaestio trae origine dall’impugnazione di un atto dell’ufficiale giudiziario, in particolare un avviso di prosecuzione delle operazioni di pignoramento mobiliare rivolto anche a chi non era debitrice esecutata. La problematica riguarda se tale atto possa essere impugnato nelle forme di un’ordinaria azione di cognizione o di un’opposizione esecutiva.

Prospettata in primo grado come una domanda di accertamento negativo o, alternativamente, come opposizione esecutiva, la stessa veniva rigettata dal Giudice di prime cure. Proposto ricorso ex art. 360 c.p.c., con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione ribadisce un principio già precedentemente affermato e che trova fondamento normativo nell’art. 60 c.p.c. -. In base a tale disposto, gli atti di qualunque ausiliario del giudice e dell’ufficiale giudiziario devono essere assoggettati esclusivamente al controllo del giudice dell’esecuzione. Solo dopo che il giudice si sia pronunciato sull’istanza dell’interessato sarà possibile impugnare il suo provvedimento con le modalità di cui all’art. 617 c.p.c. -.

L’opposizione agli atti esecutivi, di cui all’art. 617 c.p.c., è esperibile esclusivamente nei confronti di atti riferibili al giudice dell’esecuzione, che è l’unico titolare del potere di impulso e controllo del processo esecutivo, sicché, ove l’atto (anche eventualmente omissivo) che si assume contrario a diritto sia riferibile solo ad un ausiliario del giudice, ivi compreso l’ufficiale giudiziario, esso è sottoponibile al controllo del giudice dell’esecuzione, ai sensi dell’art. 60 c.p.c. o nelle forme desumibili dalla disciplina del procedimento esecutivo azionato e, solamente dopo che questi si sia pronunciato sull’istanza dell’interessato, diviene possibile impugnare il relativo provvedimento giudiziale con le modalità di cui all’art. 617 c.p.c. (Corte di Cassazione, Sez. 6 – 3, Sentenza n. 19573 del 30/09/2015).

Alla luce di quanto sopra esposto, la decisione della Corte non poteva che cassare senza rinvio la gravata sentenza, in quanto l’opposizione avverso un atto dell’ufficiale giudiziario non va proposta nelle forme di un’ordinaria azione di cognizione o di un’opposizione esecutiva, ma andrà sottoposto direttamente al giudice dell’esecuzione.

Cass., Sez. III Civ., 06 marzo 2018, n. 5175

Ludovica Di Lieto – l.dilieto@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Il terzo, che si oppone all'esecuzione e chiede la sospensione del processo assumendo di essere prop...

Diritto dell'esecuzione Forzata

Il termine per proporre opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c. scatta alla ...

Diritto dell'esecuzione Forzata

Con l’ordinanza del 21/02/2018, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere si è espresso in merito ...

Diritto dell'esecuzione Forzata