Operazioni con parti correlate, necessario un maggiore rigore nella sorveglianza

Con sentenza n. 5914 del 12 marzo 2018 la Corte di Cassazione ha chiarito che il ruolo di vigilanza al quale è chiamato, nella fattispecie, il Collegio Sindacale di una società quotata esercente attività assicurativa, deve esercitarsi con maggiore rigore in presenza di operazioni con parti correlate.

Nel caso di specie la Consob, a seguito della contestazione di illeciti amministrativi fondati sull’omessa vigilanza con riguardo a operazioni con “parti correlate”, irrogava sanzioni pecuniarie nei confronti dei componenti del Collegio Sindacale di una società esercente attività assicurativa. L’autorità di vigilanza accertava, in particolare, l’inosservanza dei doveri di vigilanza previsti dal TUF.

Dopo il parziale rigetto della Corte di Appello di Torino, i ricorrenti hanno adito la Suprema Corte.

In primo luogo dagli attori è stata eccepita la tardività delle contestazioni; sul punto la Corte di Cassazione ha rapidamente argomentato ritenendo infondato il motivo del ricorso.

In secondo luogo i ricorrenti hanno dedotto la illegittimità delle sanzioni irrogate; in particolare hanno lamentato una falsa applicazione dell’art. 149 TUF (in materia di doveri del Collegio Sindacale) in quanto secondo la loro motivazione l’organo di controllo non può essere ritenuto responsabile ogni qualvolta la sua attività risulti condizionata dalla mancata conoscenza di atti di gestione non risultanti dalla documentazione della società e dovendosi escludere un’attività di ricerca e indagine da parte del Collegio Sindacale.

La Corte di Cassazione ha ritenuto infondata tale ultima argomentazione (come già fatto in passato dalla Corte medesima) sostenendo che “la complessa articolazione della struttura organizzativa di una società quotata non può comportare l’esclusione o il semplice affievolimento del potere-dovere di controllo riconducibile a ciascuno dei componenti del collegio sindacale, i quali, in caso di accertate carenze delle procedure aziendali predisposte per la corretta gestione societaria, sono sanzionabili a titolo di concorso omissivi quoad functione (Cass. 29 marzo 2016 n. 6037), gravando sui sindaci, da un lato, l’’obbligo di vigilanza […] e, dall’altro lato l’obbligo legale di denuncia immediata alla Consob (Cass. SS. Uu. 20934/2009)”.

La Suprema Corte ha continuato la sua motivazione precisando che “l’art. 151 TUF attribuisce loro (i sindaci) il potere-dovere di svolgere ispezioni e controlli e di chiedere notizie agli amministratori, anche con riferimento alle società controllate […]”. A tal proposito si evidenzia come tale attività si manifesti nell’esercitare “tempestivamente gli ampi poteri ispettivi e di monitoraggio della gestione che la legge impone ai sindaci, anche mediante comunicazioni alla Consob, esercizio che nel caso di specie la Corte territoriale, ha accertato essere del tutto incompleto e inadeguato, ben potendo i sindaci, anche in presenza di informazioni insufficienti da parte degli amministratori, attivarsi in proprio per acquisire i necessari elementi conoscitivi”.

Significativo e centrale il passaggio relativo al maggior rigore con il quale deve esercitarsi l’attività di controllo e vigilanza nei casi di operazioni con parti correlate. Sul punto la Suprema Corte ha evidenziato che risulta “esente da censure la statuizione della Corte territoriale secondo cui l’attività di controllo avrebbe dovuto essere esercitata con particolare rigore ed approfondimento in relazione alle operazioni effettuate al di fuori dall’oggetto sociale o con il coinvolgimento di parti correlate o con situazioni di potenziale conflitto di interessi degli amministratori; e ciò, tanto più in quanto la principale attività svolta dalla società quotata era quella assicurativa, per il cui svolgimento è requisito essenziale l’esistenza di un capitale o fondo di garanzia di ammontare  non inferiore a quanto indicato dai regolamenti Isvap ed in relazione al quale vanno valutate con particolare attenzione le operazioni di carattere speculativo ed a rischio di perdite economiche”.

Alla luce, anche, delle motivazioni di cui sopra la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei componenti del Collegio Sindacale.

Dalle argomentazioni descritte si evince dunque che l’attività di vigilanza e controllo del Collegio Sindacale deve riguardare il complesso delle attività gestorie anche in presenza di specifiche funzioni di controllo interne. Detta attività di controllo deve essere ancora più accentuata e rigorosa in presenza di operazioni con parti correlate, dalle quali possono derivare elevati rischi di pregiudizio per la società.

Cass., Sez. II Civ., 12 marzo 2018, n. 5914

Alessandro Passanisi – a.passanisi@lascalaw.com

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