Operazioni non adeguate: il contenuto dell’ordine impartito per iscritto

La Suprema Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sulla portata dell’informativa prevista dall’art. 29 Regolamento Consob n. 11522 del 1998.

Nello specifico, i Giudici di legittimità si sono soffermati sul contenuto dell’ordine scritto, nonché sull’informativa presente sull’ordine di investimento, ed hanno così ripreso quanto statuito in precedenza dalla stessa Sezione (cfr Cass. Civ., 6-6-2016, n. 11578) ricordando che: “reputa il Collegio che – ferma restando l’esigenza dell’assolvimento dei primi due obblighi, e, in particolare, di quello volto a fornire al cliente tutte le informazioni e le motivazioni che sconsigliano l’operazione – ai sensi dell’art. 29 cit. non sia obbligatoria l’integrale esplicazione scritta dell’avvenuto assolvimento di essi, essendo sufficiente il riferimento alla circostanza dell’avere l’intermediario rivolto le avvertenze al cliente ottenendone l’ulteriore richiesta di eseguire comunque l’operazione”.

La sentenza in questione si inserisce nel nutrito dibattito giurisprudenziale prodotto dalla stessa Suprema Corte, già esaustivamente documentato e affrontato nei precedenti contributi qui pubblicati.

L’orientamento che sembra dunque consolidarsi è quello che si fonda sulla sufficienza del mero riferimento alla circostanza dell’assolvimento delle avvertenze di cui all’art. 29 del citato Regolamento e, di conseguenza, sull’assenza di oneri formali per la comunicazione delle ragioni di inadeguatezza.

Tuttavia, non sono mancate pronunce ove è stato posto l’accento sulla necessità della indicazione delle ragioni sottostanti la “non adeguatezza” dell’investimento, prescrivendo che la relativa dichiarazione fosse “corredata da una, sia pure sintetica, indicazione delle caratteristiche del titolo, in relazione al profilo dell’investitore ed alla propensione al rischio” (cfr Cass. Civ. Sez. I, 26-1-2016, n. 1376; sulla stessa linea anche Cass. Civ. Sez. I, 6-3-2015, n. 4620).

Con riferimento al caso in questione e per le ragioni esposte in apertura di tale articolo, la Cassazione ha quindi ritenuto infondato il motivo di ricorso attraverso il quale i ricorrenti lamentavano la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 29 delibera Consob 1 luglio 1998, n. 11522 “per avere la Corte d’Appello ritenuto assolti gli obblighi informativi da parte della Banca con la semplice segnalazione dell’inadeguatezza contenuta nell’ordine di acquisto dell’obbligazione argentina avvenuto in data 14.03.2000”.

Cass., Sez. I Civ., 7 dicembre 2017, n. 29461 (leggi la sentenza)

Ottavio Continisio – o.continisio@lascalaw.com

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