Nullità della sentenza per mancato rispetto del termine a comparire

Con la sentenza n. 24484/2017 la Cassazione si è nuovamente pronunciata in tema di nullità per violazione dell’art. 164, comma 3, c.p.c.

Il ricorrente, con il primo motivo di ricorso, ha dedotto che fin dalla comparsa di costituzione e risposta in primo grado egli avesse eccepito la nullità dell’atto di citazione per mancato rispetto del termine di comparizione previsto dall’art. 164 c.p.c. e che, non essendo stata fissata dal giudice una nuova udienza nel rispetto dei termini, tale nullità non poteva considerarsi sanata dalla sua costituzione; di conseguenza, la Corte d’Appello avrebbe dovuto rilevare d’ufficio la nullità del procedimento, nonché della sentenza di primo grado, e disporre la rinnovazione degli atti nulli ex art. 162 c.p.c.

Al riguardo si osserva, brevemente, come i vizi della citazione che possono portare a nullità siano divisi in due categorie:

  1. – vizi attinenti alla vocatio in ius (ossia la chiamata in giudizio);
  2. – vizi attinenti alla editio actionis (ossia la proposizione della domanda).

Il vizio lamentato dal ricorrente, nel caso di specie, rientra tra quelli di cui al punto 1, trattandosi di difetto nella fissazione del termine a comparire, in quanto inferiore a quello legale (90 giorni, se il luogo della notificazione si trova in Italia; 150 giorni, se si trova all’estero), necessario affinché sia dato modo al convenuto di prepararsi alla difesa.

Il nostro ordinamento permette, tuttavia, la sanatoria di tale vizio con efficacia retroattiva, ovvero facendo salvi gli effetti sostanziali e processuali della domanda fin dalla prima notifica, grazie alla costituzione del convenuto stesso. Infatti, se il convenuto si costituisce eccependo che non è stato rispettato il termine a comparire, il giudice fissa una nuova udienza nel rispetto dei termini di cui all’art. 163-bis c.p.c.

Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto infondato il motivo di ricorso in primo luogo, in quanto il convenuto non aveva dedotto di aver riproposto in secondo grado l’eccezione di nullità della citazione introduttiva, cosicché trovava applicazione il principio per cui l’eventuale nullità non sanata dell’atto introduttivo, carente dei requisiti prescritti dall’art. 163, comma 3, nn 3) e 4), costituendo un motivo di nullità della sentenza di primo grado, ove non sia fatta valere nel giudizio di appello, non può essere dedotta per la prima volta nella fase di cassazione, a causa della intervenuta preclusione derivante dal principio di cui all’art. 161 c.p.c., di conversione dei motivi di nullità della sentenza in motivi d’impugnazione (Cass. n. 14348/2000).

In secondo luogo, poiché il ricorrente, in sede di costituzione di primo grado, non aveva avanzato istanza di fissazione di una nuova udienza nel rispetto dei termini. Secondo costante giurisprudenza, infatti, la mera proposizione dell’eccezione di mancato rispetto del termine a comparire, non accompagnata da un’espressa richiesta di fissazione di nuova udienza nel rispetto di tale termine, non è idonea ad impedire l’effetto sanante della costituzione del convenuto (cfr. Cass. 12129/2004). Pertanto, si considera sanato il vizio, grazie alla costituzione del convenuto, solo se questi, costituendosi, non faccia espressa richiesta di fissazione di una nuova udienza nel rispetto dei termini, poiché in questo caso il giudice è tenuto ad accogliere tale richiesta.

Per di più, secondo la Cassazione, se il giudice di primo grado, stante la costituzione del convenuto, omette di fissare un termine per l’integrazione dell’atto introduttivo del giudizio, nonostante l’eccezione in tal senso sollevata, diventa onere del ricorrente invocare dal giudice la fissazione del termine per sanare la nullità (Cass. n. 896/2014).

Cass., Sez. II Civ., 17 ottobre 2017, n. 24484

Sara Raimondi – s.raimondi@lascalaw.com

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