Nullità della notificazione dell’atto di gravame, il minore dei mali

L’inesistenza della notificazione è ravvisabile “nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un’attività priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile un atto come tale”; ogni altra ipotesi di difformità dal modello legale ricade nella categoria della nullità, che in base all’art. 156, comma 3, c.p.c. è sanata con effetto ex tunc qualora l’atto abbia raggiunto il suo scopo.

Con la recente pronuncia del 29 marzo 2018 n. 7804 la Corte di Cassazione ribadisce un consolidato orientamento riguardante la notificazione dell’atto di gravame al domiciliatario anziché al procuratore costituito nel giudizio di primo grado.

Nel caso oggetto di analisi, l’appellato ricorreva per cassazione denunciando l’inesistenza della notificazione dell’atto di appello effettuata al domiciliatario e conseguentemente insuscettibile di sanatoria mediante costituzione in giudizio.

Ai fini dell’analisi del predetto caso, vanno considerate i differenti presupposti applicativi dell’inesistenza e della nullità della notificazione di un atto di gravame, tenendo conto che le conseguenze giuridiche delle due patologie afflittive del predetto atto sono nettamente differenti.

Sussiste radicale inesistenza della notifica soltanto quando le attività svolte sono del tutto avulse dalla fattispecie normativa astratta, come ad esempio nel caso in cui la notifica dell’atto venga effettuata in luogo o a persona privi di qualsiasi rapporto con il suo destinatario. Nessuna efficacia sanante può riconoscersi in tali casi, rimanendo irrilevante che l’atto sia pervenuto a conoscenza del destinatario.

Non può logicamente concepirsi una sanatoria, con effetto “ex tunc”, di un atto che nella realtà giuridica non è mai venuto ad esistenza; la difformità dell’atto dal modello legale è, in questo caso, tale da impedire di riconoscere negli atti compiuti un’attività riconducibile allo stesso procedimento notificatorio disciplinato dalla legge.

Nei casi in cui la notificazione risulterà inesistente integrandone i presupposti, in giurisprudenza si è stabilito che l’eventuale instaurazione del contraddittorio potrà operare solo con effetto “ex nunc”, ciò in quanto la costituzione in giudizio non è effetto conseguenziale del procedimento notificatorio ma interviente quale atto di accettazione del contraddittorio, riferibile alla volontà del convenuto, con l’ulteriore corollario che l’atto di impugnazione non portato a conoscenza del destinatario potrà ritenersi tempestivo solo nel caso in cui la costituzione in giudizio avvenga prima della scadenza del termine di decadenza previsto per la proposizione dell’impugnazione.

Nel caso in cui la notificazione dell’atto di gravame sia stata eseguita in un luogo o a persona non privi di “astratto collegamento” con il destinatario ricorre, invece, mera nullità della notifica, sanata con effetto “ex tunc”, ai sensi dell’art. 156 c.p.c., comma 3, a seguito del raggiungimento dello scopo.

In conclusione, la tardiva costituzione in giudizio della controparte, in caso di nullità della notificazione, sana la violazione come se non si fosse mai verificata.

Per quanto riguarda il caso da cui ha preso spunto l’analisi, come anticipato sopra, l’atto di gravame veniva notificato non presso lo studio del procuratore costituito dell’appellato per il giudizio di primo grado ma presso il domiciliatario. Quest’ultimo non può non ritenersi persona caratterizzata da un collegamento concreto con il destinatario dell’atto di appello, conseguentemente la Corte d’Appello si pronunciava ritenendo la notificazione dell’atto di gravame affetto da nullità sanabile, come nella specie era avvenuto, con la costituzione in giudizio dell’appellato.

La Corte di Cassazione confermava la pronuncia, rigettando il ricorso e confermando l’esattezza della pronuncia della Corte di Appello.

Cass., Sez. VI – 1 Civ., 29 marzo 2018, n. 7804

Giuseppe Randazzo – g.randazzo@lascalaw.com

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