Notifica in proprio: no all’indennizzo se l’A.R. è “in bianco”

In materia di notifiche in proprio a mezzo posta, il ritorno dell’avviso di ricevimento privo delle prescritte annotazioni (sottoscrizione e data) è equiparabile a tutti gli effetti allo smarrimento della cartolina e di conseguenza il danno non è indennizzabile.

Questo, in sintesi, il contenuto della sentenza n. 9642/2018 della Corte di Cassazione con la quale è stato dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto privato, con il quale reclamava il diritto al risarcimento dei danni causati dall’Ufficio Postale che aveva restituito l’avviso di ricevimento di un atto di precetto privo degli elementi fondamentali, ovverosia data e sottoscrizione.

Il ricorrente per il tramite del proprio legale aveva notificato con raccomandata un atto di precetto ma il relativo avviso risultava privo degli annotamenti richiesti per la sua validità: per tale ragione chiedeva al Giudice di Pace la condanna di Poste Italiane al risarcimento danni. Il Giudice di Pace, però, con sentenza rigettava la domanda così come nel successivo grado di appello; il Tribunale adito, confermando il primo grado di giudizio e richiamando quanto stabilito dall’art. 6 della L. 890 del 1982, riteneva non sussistente un diritto all’indennizzo. La norma prevede che lo smarrimento dell’avviso di ricevimento non dà diritto ad alcuna somma a titolo di indennità in compenso però, l’ufficio postale è tenuto a rilasciare gratuitamente al mittente, che ne faccia richiesta, un duplicato.

Nel caso di specie, il Tribunale equiparava, dunque, lo smarrimento della cartolina alla sua restituzione con campi lasciati in “bianco” dall’addetto al recapito e, per tale ragione, respingeva l’appello a cagione del fatto che il mittente non avesse richiesto anche in quest’ultimo caso il duplicato. La Corte di Cassazione accogliendo quindi l’orientamento della giurisprudenza di merito ha espresso il principio di diritto secondo cui nel caso di notifica in proprio, la cartolina A.R. restituita al mittente priva di sottoscrizione e di data è da equiparare al caso disciplinato dall’art. 6 della Legge 890/1982 ed in quanto tale non costituisce motivo per la richiesta di risarcimento danno ma dà diritto soltanto alla richiesta di un duplicato: il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese a favore della società Poste Italiane.

L’equiparazione operata dal Supremo Collegio, però, appare, a parere dello scrivente, impropria.

In realtà, ad un attento esame si potrebbe ritenere che lo smarrimento è cosa ben diversa dalla mancata compilazione di una cartolina. Lo smarrimento della cartolina può essere causato anche da un caso fortuito la mancata compilazione della data e la sottoscrizione rientrano invece in un comportamento negligente dell’addetto all’ufficio postale che omettendo i dovuti controlli restituisce una cartolina priva di qualsiasi valore giuridico in guisa tale da causare un rallentamento nelle attività legali volte, ad esempio, al recupero del credito. Il legale si vedrà costretto, infatti, a dover richiedere un duplicato che il più delle volte non viene mai restituito dall’ufficio competente o consegnato oltre il termine di scadenza dell’atto medesimo.

E d’altro canto la stessa Corte di Cassazione, in una recente sentenza, la n. 29579/2017, ha ribadito l’importanza che nel processo di notificazione a mezzo posta riveste l’avviso di ricevimento unico documento utile a provare non solo, l’avvenuta consegna dell’atto ma anche l’identificazione del destinatario. E’chiaro dunque che nell’ambito di un processo la mancata compilazione dei dati contenuti nell’avviso di ricevimento comportando come conseguenza la nullità dell’atto stesso causa al mittente un danno sia in termini economici che in termini di celerità dell’avvio delle procedure giudiziarie. Circostanza quest’ultima che ci si auspica venga presa in considerazione in future pronunce giurisprudenziali.

Cass., Sez. III Civ., 10 aprile 2018, ordinanza n. 9642

Alberta Vettorel – a.vettorel@lascalaw.com

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