Notebook e software preinstallato: un binomio inscindibile? La Cassazione dice «no»

La Cassazione è tornata a pronunciarsi sul problema relativo alla vendita di un notebook con software preinstallato nel caso in cui il consumatore non intenda avvalersi di quel software. Difatti, secondo i giudici della Suprema Corte, il consumatore può avere diritto al rimborso. Nella sentenza si legge che «L’acquisto di un notebook non obbliga ad accettare il sistema operativo preinstallato e qualora l’acquirente, all’avvio dell’hardware, manifesti il suo rifiuto alla licenza d’uso del predetto sistema e del suo software applicativo, il mancato consenso si ripercuote unicamente sul contratto di licenza d’uso e non sul negozio di compravendita del computer, dovendosi ritenere che, tra la vendita del prodotto hardware e la licenza d’uso del sistema operativo, non sussista un collegamento negoziale ove manchino elementi idonei a dimostrare la volontà delle parti di concludere entrambi i negozi allo scopo di realizzare un ulteriore interesse pratico, causa concreta dell’intera operazione negoziale, unitario ed autonomo rispetto a quello proprio di ciascuno di essi».

In particolare, la Hewlett Packard Italiana s.r.l. (più semplicemente conosciuta come “HP”), veniva citata in giudizio da un consumatore che chiedeva il rimborso delle somme corrispondenti al valore del software preinstallato (euro 114,00 per la licenza di “Windows Vista Home Premium” ed euro 44,18 per la licenza di “Works 8”) acquistato unitamente al notebook  sulla base del presupposto che l’acquisto del notebook è funzionalmente ed ontologicamente differente dal contratto di licenza del software che, secondo il consumatore, costituisce una facoltà e non un obbligo di quest’ultimo. L’adito Giudice di pace di Catania, con sentenza del novembre 2008, accoglieva la domanda di parte attrice, condannando la HP al rimborso in suo favore della somma di euro 158,18, previa restituzione dei due software, nonché al risarcimento del danno, per mancato utilizzo del computer, liquidato in euro 500,00. Alle stesse conclusioni giungeva anche la Corte d’Appello di Catania.

Giunta in Cassazione, i giudici supremi, nell’esaminare il ricorso presentato dalla Hewlett Packard contro la suddetta decisione del giudice d’appello, hanno ribadito il principio enunciato dalla stessa Corte con la sentenza n. 19161 dell’11 settembre 2014  secondo cui l’acquisto del notebook non implica necessariamente anche la stipula del contratto di licenza con la casa madre produttrice del sistema operativo.

Cass., 7 marzo 2016, n. 4390

21 marzo 2016

Franco Pizzabiocca –  f.pizzabiocca@lascalaw.com

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

1. Il caso Nelle sentenze in commento, i giudici romani si sono espressi sull’applicazione dell...

Information Technology

La Corte di Appello di Milano conferma la condanna a Facebook per aver contraffatto una banca dati d...

Information Technology

Il Consiglio Nazionale del Notariato prende posizione in tema di pagamenti in bitcoin rispondendo al...

Information Technology