Non è “surrogatoria” l’azione di responsabilità individuale del socio

La Suprema Corte nella sentenza in esame è intervenuta in tema di legittimazione individuale del socio all’esercizio dell’azione sociale di responsabilità, affermando che l’art. 2476, comma 3 c.c., riconosce al socio di una S.r.l. una legittimazione individuale alla proposizione dell’azione sociale di responsabilità che si configura come una legittimazione straordinaria, riconducibile alla figura della sostituzione processuale contemplata dall’art. 81 c.p.c..

Tale legittimazione del socio, pur presentando assonanze col diritto di agire in via surrogatoria ex art. 2900 c.c., non può però considerarsi puntuale declinazione di tale diritto.

Infatti, l’azione surrogatoria presuppone innanzi tutto la qualità di creditore in capo al titolare di essa (qualità di cui invece difetta il socio); esige inoltre l’inerzia del titolare del diritto, che non è invece contemplata dall’art. 2476, comma 3 c.c. quale elemento condizionante l’accoglimento della speciale azione di cui si tratta nel caso in esame.

E’ quindi da escludere che alla legittimazione speciale conferita al socio possa applicarsi il principio, elaborato dalla giurisprudenza della Suprema Corte in tema di azione surrogatoria, secondo cui qualora il debitore non sia più inerte, per aver posto in essere comportamenti idonei e sufficienti a far ritenere utilmente espressa la sua volontà in ordine alla gestione del rapporto, viene a mancare il presupposto perché a lui possa sostituirsi il creditore.

Né rileva che nel caso di specie, la società, dopo aver partecipato al giudizio di primo grado, abbia mancato di proporre appello contro la sentenza del Tribunale con cui era stata respinta l’azione di responsabilità.

Anzitutto, si deve rilevare che la legittimazione sostitutiva del socio permane anche in sede di gravame.

In secondo luogo, è lo stesso dato normativo a chiarire quali siano i termini della possibile incidenza delle scelte della società sul diritto di azione del socio.

Infatti l’art. 2476 c.c. comma 5 c.c. prevede che l’azione di responsabilità contro gli amministratori possa essere, per la società, oggetto di rinuncia o transazione, purché vi consenta una maggioranza dei soci rappresentante almeno i due terzi del capitale sociale e purché non vi si oppongano tanti soci che rappresentino almeno il decimo del capitale sociale.

Poiché il legislatore ha reso disponibile a tali condizioni il diritto di azione, allo scopo di non vanificare la tutela individuale del socio, questi non potrà risentire un pregiudizio dalla semplice mancata proposizione, da parte della società stessa, dell’impugnazione della sentenza reiettiva della domanda risarcitoria.

Quindi, il diritto di azione del socio verrà meno solo in conseguenza della rinuncia (o della transazione) della società, e sempre che la relativa determinazione sia adottata in conformità delle speciali prescrizioni (quanto alla maggioranza deliberativa e al veto) previste dalla legge.

Cass. Civ. Sez. I 25 luglio 2018, n. 19745 (leggi la sentenza)

Edoardo Fracasso – e.fracasso@lascalaw.com

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