Non è sempre valida la notifica presso l’indirizzo di residenza

Se al notificante non può addebitarsi l’inosservanza dell’obbligo di ordinaria diligenza nell’accertamento dell’effettiva residenza del destinatario della notifica, la notificazione dell’atto giudiziario eseguita presso la residenza anagrafica del destinatario, in realtà dimorante stabilmente altrove, deve considerarsi valida e non affetta da nullità.

Così si è pronunciata la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 30952/17, depositata il 27 dicembre 2017. Nulla di nuovo rispetto l’orientamento precedente che viene, quindi, riconfermato.

Nel caso di specie la Corte di Appello di Catania aveva ritenuto nulla la notifica dell’atto di citazione rifacendosi al principio della rilevanza della dimora abituale in tema di notificazioni e del valore presuntivo delle risultanze anagrafiche. Tale presunzione, secondo il giudice di seconda istanza, doveva ritenersi superata, in quanto presso l’indirizzo di notifica risiedeva il conduttore del contratto di locazione stipulato con le destinatarie dell’atto.

La Cassazione osserva come, più che limitarsi alla prova della dimora effettiva, la Corte di Appello avrebbe dovuto accertare l’osservanza o meno dell’ordinaria diligenza da parte dell’attore, poiché solo in questo ultimo caso avrebbe potuto dichiarare la nullità della notifica ex art. 140 c.p.c., eseguita nel luogo di residenza risultane dai registri anagrafici.

Ai sensi dell’art. 43 c.c. la residenza è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale e non semplicemente quello in cui risulta averla in base alle risultanze anagrafiche. A tale luogo fanno, dunque, riferimento gli artt. 139 e 140 c.p.c. Pertanto, il notificante che conosca il reale luogo di dimora abituale del destinatario, o sia in grado di conoscerlo con la diligenza richiesta dal caso concreto, deve far eseguire la notifica presso tale indirizzo, considerato che lo scopo della notificazione consiste nel mettere il destinatario nell’effettiva conoscenza dell’atto. Solo nel caso in cui il mittente ignori senza colpa che il luogo dell’effettiva dimora abituale non coincide con quello in cui risulta anagraficamente residente la notifica può considerarsi ugualmente valida. Infatti, ai sensi degli artt. 44 c.c. e 31 disp. att. c.c. il trasferimento della residenza non può essere opposto ai terzi di buona fede, se non è stato denunciato nei modi prescritti dalla legge. Esso si prova con la doppia dichiarazione fatta al comune che si abbandona (in cui risulta, inoltre, il luogo in cui è fissata la nuova residenza) e a quello in cui si intende fissare la dimora abituale.

In definitiva, quindi, è opportuno non affidarsi ciecamente al certificato di residenza rilasciato dall’anagrafe comunale, ma prestare attenzione anche a quanto attestato dall’ufficiale giudiziario nella relata di notifica dalla quale può emergere una divergenza tra forma e sostanza in merito alla dimora abituale, luogo in cui si perfeziona validamente la notifica.

Cass., Sez. II Civ., 27 dicembre 2017, n. 30952

Sara Raimondi – s.raimondi@lascalaw.com

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