Non può esserci confisca del mezzo nel caso in cui l’utilizzatore si trovi in stato di ebbrezza

Cass., 17 aprile 2012, Sez. Un., n. 14484

Massima: “Non è confiscabile la vettura condotta in stato di ebbrezza dall’autore del reato, utilizzatore del veicolo in relazione a contratto di leasing, se il concedente, proprietario del mezzo, sia estraneo al reato.” (leggi la sentenza per esteso)

Le Sezioni Unite Penali della Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14484 pronunciata il 19 gennaio scorso, hanno finalmente chiarito, dopo innumerevoli pronunce spesso in contrasto tra loro sul punto, che “non è confiscabile la vettura condotta in stato di ebbrezza dall’autore del reato, utilizzatore del veicolo in relazione a contratto di leasing, se il concedente, proprietario del mezzo, sia estraneo al reato“.

La pronuncia trae spunto dall’ennesimo caso di responsabilità, in tema di circolazione stradale, di chi si metta alla guida di autoveicoli con un tasso alcolemico superiore a quello consentito, tale da giustificare l’irrogazione della sanzione prevista, ovvero la confisca obbligatoria del mezzo. La particolarità, però, sta nella circostanza per cui il veicolo utilizzato sia, in verità, oggetto di un contratto di leasing.

Il fulcro della questione attiene infatti principalmente, se non esclusivamente, alla corretta esegesi del concetto di “appartenenza”, necessariamente correlato a quello di “proprietà”, quando la relazione tra il bene ed il suo utilizzatore tragga origine da un contratto di leasing, ma altresì all’ulteriore condizione dell’estraneità al reato della società di leasing concedente, che legittima quest’ultima a chiedere la restituzione del veicolo sottoposto a sequestro.

Si precisa, infatti, che la confisca in esame è quella disposta in base ad alcune modifiche approntate al D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 186, comma 2,  (c.d. Codice della strada), ovvero la confisca obbligatoria del veicolo prevista come ipotesi contravvenzionale, e quindi come sanzione prettamente amministrativa.

Invero, la discontinuità degli orientamenti interpretativi registrata nel tempo si è generata proprio in merito alla possibilità o meno di considerare il concedente quale soggetto estraneo al reato e, di conseguenza, se quest’ultimo abbia un diritto di restituzione del bene confiscato. Pronunce pregresse hanno respinto le rivendicazioni di società di leasing indirettamente coinvolte nella fattispecie criminosa (Cass. Pen., Sez. IV, 11/02/2010, n. 10688; Cass. Pen., Sez. IV, 25/03/2010, n. 24291), applicando un concetto di “appartenenza” che ricomprendesse, sì, il diritto di proprietà, ma in senso lato tutti i diritti reali di godimento e di garanzia vantati dal terzo sul bene locato. Quanto, poi, alla condizione di estraneità, il riferimento diretto agli ordinari canoni di buona fede in capo al concedente è stato inevitabile, nel senso che per poterlo considerare effettivamente al di fuori della fattispecie criminosa occorsa, si considerava necessario che lo stesso non avesse in alcun modo, neanche indirettamente, preso parte alla formazione degli eventi dai quali era scaturita.

I giudici delle Sezioni Unite, dissipando ogni dubbio, oggi escludono chiaramente “la legittimità della confisca dell’autovettura condotta da soggetto in stato di ebbrezza per uso di alcool se la stessa risulta concessa in leasing e quindi di proprietà del concedente nel corso del contratto stesso, qualora il concedente sia pure estraneo al reato. Una diversa interpretazione della normativa interna, qualora pure prospettabile, comporterebbe la violazione dell’art. 7 CEDU e dell’art. 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione”, ovvero di quei principi elaborati in seno alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che costituisce fonte normativa sovranazionale, cui il giudice nazionale deve comunque ispirarsi.

L’importanza di tale statuizione si riflette direttamente sulla casistica seguita dallo studio in materia di contratti di leasing, con particolare riguardo a fattispecie nelle quali rientrare in possesso del bene locato rappresenta la principale, e a volte anche l’unica, strategia difensiva dinnanzi all’inadempimento contrattuale, per mancato versamento dei canoni di locazione pattuiti, da parte degli utilizzatori.

(Barbara Giuffrè – b.giuffre@lascalaw.com)

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