Niente reato di bancarotta fraudolenta per l’amministratore che ottiene pagamenti congrui al proprio lavoro

L’amministratore della società in dissesto che ottiene da questa il pagamento di somme congrue al lavoro prestato, non risponde del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione bensì di bancarotta preferenziale.

Tanto il Tribunale di Gorizia quanto la Corte d’Appello di Trieste emettevano sentenza di condanna a carico dell’amministratore di società a responsabilità limitata per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale accusato di aver distratto l’importo di 180.000 euro attraverso lo sconto di tre cambiali di pari importo; parte di tale importo, 120.000 euro, risultava, dalla documentazione contabile esistente, essere stato utilizzato per rimborsare l’amministratore mentre la residua somma non era stata rinvenuta dagli organi fallimentari.

Avverso tale sentenza c.d. “doppia conforme” ricorreva personalmente l’imputato eccependo che la fattispecie di reato enucleata dai giudici di merito dovesse, invece, più correttamente, qualificarsi come bancarotta fraudolenta preferenziale, stante un’erronea valutazione del materiale probatorio raccolto all’esito dell’istruttoria dibattimentale.

Il Supremo Collegio ha ritenuto fondata la doglianza, posto che nulla è emerso con riferimento ad un presunto debito della società verso l’amministratore, laddove l’estratto del conto finanziamento soci allegato al ricorso e le dichiarazioni da un testimone fanno riferimento ad un prestito del socio amministratore pari a quasi 700.000 euro.

Qualora, infatti, “si ritenesse che la somma portata dalle cambiali scontate e non rinvenuta dal curatore fosse stata destinata al rimborso del socio, sarebbe configurabile la diversa ipotesi di bancarotta preferenziale, quantomeno in relazione alla parte per cui tale destinazione risulti provata (in tal senso Sez. 5 n. 48017 del 10/07/2015 Rv. 266311 “Risponde di bancarotta preferenziale e non di bancarotta fraudolenta per distrazione l’amministratore che ottenga in pagamento di suoi crediti verso la società in dissesto, relativi a compensi e rimborsi spese, una somma congrua rispetto al lavoro prestato”)”.

La Corte di Cassazione ha dunque annullato con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello territorialmente competente, al fine di chiarire se la documentazione richiamata dalla difesa dimostri la destinazione, a scopi sociali, delle somme incassate dal ricorrente attraverso lo sconto delle cambiali e, in particolare, se parte di esse sia stata trattenuta dal socio a titolo di rimborso di crediti vantati verso la società; essendo, per tale parte, eventualmente configurabile il diverso reato di bancarotta preferenziale.

Cass., V Sez. Penale, 9 Novembre 2016, n. 46958 

Fabrizio Manganiello f.manganiello@lascalaw.com

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