No al risarcimento del danno da nascita indesiderata, anche se la partner ha mentito

Non vi è alcun diritto ad ottenere il risarcimento del danno da nascita indesiderata, anche se la partner non ha detto la verità in merito alla propria fertilità.

La Corte di Cassazione nella sentenza in commento si è occupata del caso di un uomo, il quale decideva di proporre ricorso in Cassazione avverso la sentenza dei giudici di merito che avevano rigettato la sua domanda risarcitoria in merito ai danni allo stesso cagionati dalla nascita indesiderata di un figlio. La partner del ricorrente avrebbe, infatti, mentito intenzionalmente a quest’ultimo sulla propria infertilità, inducendolo così a non usare alcun metodo contraccettivo.

Il ricorrente, dopo aver sostenuto di essere stato oggetto di una vera e propria truffa, avanzava una domanda risarcitoria in sede civile per illecito aquiliano.

La Suprema Corte ha, però, rigettato il ricorso, statuendo che un rapporto sessuale tra due persone non corrisponde ad un rapporto contrattuale e, pertanto, non sussiste in capo a ciascun partner l’obbligo di informare l’altro sul proprio stato di fertilità/infertilità (informazione, peraltro, riservata).

Anche se un partner fornisce all’altro un’informazione non corrispondente al vero circa il proprio stato di fertilità o infertilità, non può, comunque, conseguirne nulla a livello risarcitorio alla luce del disposto dell’art.

1227 c.c., comma 2 c.c. e dell’art. 2056 c.c., comma 1. Sulla base di tali disposizioni, infatti, un soggetto che è in grado di svolgere un atto sessuale completo non può ignorare l’esistenza di mezzi contraccettivi, il cui reperimento ed utilizzo rientrano nella “ordinaria diligenza” per chi, come il ricorrente, intende esclusivamente soddisfare un proprio desiderio sessuale senza voler procreare.

La Suprema Corte ha, quindi, rigettato il ricorso sul presupposto che se il ricorrente avesse voluto fortemente non procreare con l’atto sessuale posto in essere, avrebbe dovuto adottare delle sicure misure precauzionali.

Non avendolo fatto, invece, si è assunto il rischio delle conseguenze della propria azione con l’esclusione di qualsivoglia diritto al risarcimento del danno in proprio favore.

Cass., Sez. III Civ., 5 maggio 2017, n. 10906 (leggi la sentenza)

Sara Severoni – s.severoni@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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