Nessuna sospensione senza la prova dell‘usucapione

Il terzo, che si oppone all’esecuzione e chiede la sospensione del processo assumendo di essere proprietario di un bene per effetto dell’usucapione maturata a seguito del possesso ventennale, deve provare la probabilità della fondatezza del diritto fatto valere.

Questo in sostanza è quanto ha affermato il Tribunale di Avellino nell’ordinanza in commento.

La vicenda che ha originato la pronuncia in esame riguardava il caso di un terzo che proponeva opposizione all’esecuzione immobiliare ai sensi dell’art. 619 c.p.c. con contestuale richiesta di sospensione ai sensi dell’art. 624 c.p.c. sostenendo di essere proprietario di un’unità immobiliare, sottoposta ad esecuzione forzata, per averla acquistata a titolo originario a seguito di intervenuta usucapione.

Il terzo fondava la propria pretesa sulla semplice affermazione di fatto di essere possessore del bene  richiamandosi così al principio espresso nel noto brocardo latino “possideo quia possideo“.

L’opponente affermava quindi di essere proprietario del bene per averlo usucapito a seguito del possesso ultraventennale animo domini senza tuttavia allegare alcun documento idoneo a dimostrare il possesso continuo ed ininterrotto necessario ai fini dell’usucapione; né, tantomeno, ha fornito prova della proposizione di alcun giudizio volto ad accertare l’acquisto della proprietà del bene a titolo originario ai sensi dell’art. 1158 c.c. necessario per la successiva trascrizione e conseguente opponibilità nei confronti dei terzi.

Ad avviso del Tribunale, gli elementi addotti dall’opponente “non consentono di ritenere sussistente il fumus per concedere la chiesta sospensione dell’esecuzione nella presente fase a cognizione sommaria, restando ovviamente impregiudicato ogni accertamento nella fase di merito a cognizione piena“.

Ad avviso del giudicante pertanto “non si ravvisano i gravi motivi che possano giustificare la sospensione dell’esecuzione a norma dell’art. 624 c.p.c.”.

Conclusivamente, il Tribunale ha rigettato la richiesta del terzo di sospensione dell’esecuzione e ha fissato termine perentorio di 60 giorni per l’eventuale introduzione del giudizio di merito.

Tribunale di Avellino, ordinanza dell’8 maggio 2018

Domenico Meddis – d.meddis@lascalaw.com

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