Nessuna nullità (per le omissioni) sull’attestazione di conformità

Con una recente pronuncia la Corte di Cassazione ha statuito che la mancata indicazione del nome del file sull’attestazione di conformità di una copia informatica non comporta alcuna nullità della notificazione, bensì una mera irregolarità.

La questione affrontata dai Giudici riguardava un ricorso proposto da un perito assicurativo avverso la decisione emessa dal Tribunale di Napoli (in veste di Giudice di appello) che respingeva la sua pretesa creditoria avanzata nei confronti di una compagnia di assicurazione e relativa al pagamento di una somma a titolo di competenze professionali svolte per conto della medesima società.

Il ricorrente eccepiva, in sede di memoria difensiva, la nullità della notificazione del controricorso effettuata dalla società resistente per la violazione dell’art. 19-ter, comma 1, delle specifiche tecniche del PCT del 16.04.2014 nella parte in cui prevede che l’attestazione di conformità deve contenere “una sintetica descrizione del documento di cui si sta attestando la conformità nonché il relativo nome del file”.

La suprema Corte ha disatteso l’eccezione di nullità della notificazione sollevata dal ricorrente rilevando che “la mancata indicazione del nome del file costituisce, infatti, una irregolarità non riconducibile ad alcuna delle ipotesi di nullità contemplate nell’articolo 11 della legge 53/1994“.

L’articolo 11, infatti, nel disciplinare le ipotesi di nullità della notificazione degli atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale prevede che “le notificazioni di cui alla presente legge sono nulle e la nullità è rilevabile d’ufficio, se mancano i requisiti soggettivi ed oggettivi ivi previsti, se non sono osservate le disposizioni di cui agli articoli precedenti e, comunque, se vi è incertezza sulla persona cui è stata consegnata la copia dell’atto o sulla data della notifica”.

In ogni caso, ritiene il Collegio, che anche a voler considerare la nullità della notifica del controricorso, tuttavia, tale nullità risulterebbe comunque sanata avendo il ricorrente replicato in sede di memoria difensiva in merito a quanto argomentato da controparte nel proprio scritto difensivo consentendo così all’atto di raggiungere lo scopo.

Soggiunge infatti il Supremo Consesso che “resta comunque indubbio che qualunque nullità della notifica del controricorso risulta sanata dal raggiungimento dello scopo, secondo quanto previsto dall’art. 156 comma 3, c.p.c., avendo il ricorrente replicato alle argomentazioni svolte nel controricorso medesimo”.

In conclusione, la Corte ha rigettato l’eccezione sollevata dal ricorrente e, dopo aver esaminato gli ulteriori motivi di gravame, ha dichiarato inammissibile il ricorso.

 

Cass., Sez. II Civ., 5 giugno 2018, ordinanza n. 14369

Domenico Meddis – d.meddis@lascalaw.com

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