Nessuna forma particolare per il riconoscimento di debito

Con l’ordinanza n. 9097/18, la Suprema Corte ha statuito il seguente principio: “il riconoscimento di un debito non esige formule particolari, non ha natura negoziale né carattere recettizio e non deve necessariamente essere compiuto con una specifica intenzione riconoscitiva”.

Il caso da cui è scaturita la predetta pronuncia riguarda un ex amministratore, il quale conveniva in giudizio il Condominio per sentirlo condannare al pagamento delle proprie spettanze residue.

Parte attrice, in particolare, a sostegno delle proprie ragioni, produceva in giudizio un documento, con il quale il nuovo amministratore, sottoscrivendo il conteggio sottopostogli, riconosceva anche il credito vantato dall’ex amministratore.

Le richieste dell’attore venivano, dunque, accolte sia dal Tribunale che dalla Corte d’Appello di Torino.

Il Condominio decideva di proporre ricorso per Cassazione, sostenendo che da parte dello stesso non vi fosse stato alcun riconoscimento di debito idoneo a giustificare la propria condanna nel giudizio.

La Suprema Corte, tuttavia, ha rigettato il ricorso del Condominio per i seguenti motivi.

La stessa, infatti, ha ritenuto che quanto prodotto dall’ex amministratore, ovvero un documento, sottoscritto dal nuovo amministratore e titolato “situazione contabile al 3 agosto 2006”, in cui veniva indicata, tra le altre voci, anche l’importo dovuto all’attore, rappresentasse a tutti gli effetti un riconoscimento di debito da parte del Condominio.

Il riconoscimento di debito, infatti, come si può leggere nella pronuncia in commento, costituisce un atto giuridico in senso stretto, la cui “identificazione non implica l’applicazione di specifiche norme di diritto ma più semplicemente la ricostruzione di un accadimento, di un fatto umano, la quale deve essere solamente motivata in modo congruo e corretto”.

Secondo i giudici, quindi, l’elemento principale da tenere in considerazione è se una parte si sia riconosciuta prima del giudizio, in qualsiasi forma, purché in modo inconfutabile, in debito rispetto all’altra.

A quel punto sarà, poi, l’altra parte a dover superare tale riconoscimento e a dimostrare l’inesistenza del debito.

Cass., Sez. II Civ., 12 aprile 2018, ordinanza n. 9097

Sara Severoni – s.severoni@lascalaw.com

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