Nessuna eccezione, neppure per il fondiario!

Il privilegio processuale riconosciuto dalla legge al creditore fondiario ex art. 41 d. lgs. 385/1993 non opera nei confronti del debitore ammesso al concordato preventivo, in quanto la ratio sottesa è quella di garantire il soddisfacimento di tutti i creditori secondo la par condicio creditorum.

Così ha stabilito il Tribunale di Avellino con Ordinanza del Giudice Gaetano Guglielmo dell’8.05.2018, riprendendo l’enunciato della Suprema Corte, sez. I  in data 22 dicembre 2015, secondo cui “La proposizione di una domanda di concordato preventivo determina…l’improseguibilità del processo esecutivo, che entra in una situazione di quiescenza perché i beni che ne costituiscono l’oggetto materiale perdono “de iure” e provvisoriamente la destinazione liquidatoria così come progettata con il pignoramento, con la conseguenza che il giudice dell’esecuzione correttamente provvede, ex artt. 486 e 487 c.p.c., a sospendere la vendita eventualmente fissata.”

Nel caso esaminato dal Tribunale di Avellino, la Società debitrice, depositava istanza di sospensione della procedura esecutiva incardinata da una Banca creditrice, per l’avvenuta proposizione della domanda di concordato preventivo in bianco.

A seguito di tale istanza, il Tribunale fissava apposito termine per il deposito della proposta e del piano.

Ciò posto, il Giudice dell’Esecuzione, sospendeva quindi la procedura esecutiva sulla base di quanto disposto dall’art. 168 L.F. secondo cui, l’ammissione al concordato preventivo del debitore vieta inderogabilmente al creditore di iniziare o proseguire l’azione esecutiva, ancorché su impulso del creditore fondiario.

Dunque la norma sembra univoca: “dalla data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo, i creditori per titolo o causa anteriore non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari sul patrimonio del debitore”.

Tale norma non prevede quindi alcuna deroga ed eccezione ed è, pertanto, applicabile anche nel caso in cui il creditore agisca su beni ipotecati a garanzia di un mutuo fondiario.

Tribunale di Avellino, ordinanza dell’8 maggio 2018

Maria Chiara Frangella – m.frangella@lascalaw.com

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