Nesso di causa tutto da dimostrare da parte dell’investitore che lamenta perdite patrimoniali in conseguenza dell’investimento con esito sfavorevole

La Giurisprudenza di merito, con due recenti pronunce ottenute dallo Studio (Tribunale di Firenze, 1-8-2014, n. 2500 e Tribunale di Monza, 2-9-2014, n. 2380), si sofferma sull’analisi specifica del nesso di causalità esistente tra il danno lamentato da un investitore, rispetto al preteso inadempimento informativo.

Partendo dal presupposto che – monoliticamente – la Giurisprudenza di legittimità ha chiarito “come dev’essere ripartito l’onere della prova: [per cui] l’investitore deve allegare l’inadempimento dell’intermediario alle obbligazioni scaturenti dal contratto di negoziazione, dal t.u.f. e dalla normativa secondaria, nonché fornire la prova del danno e del nesso di causalità fra questo e l’inadempimento, anche sulla base di presunzioni; l’intermediario, a sua volta, deve provare l’avvenuto adempimento delle specifiche obbligazioni poste a suo carico, allegate come inadempiute dalla controparte e, sotto il profilo soggettivo, di avere agito “con la specifica diligenza richiesta” (Cass. n. 3773 del 2009, n. 22147 del 2010)” (così Cass. Civ., Sez. I, 19-10-2012, n. 18039; più di recente Cass. Civ., Sez. I, 30-1-2013, n. 2185 e Cass. Civ., Sez. III, 23-5-2014, n. 11524), una maggiore “sensibilità” si registra da parte dei Giudici di merito in merito alla valutazione del nesso eziologico .

Si è così affermato che “secondo i principi generali in materia di responsabilità, parte attrice avrebbe dovuto fornire la prova del nesso eziologico tra deficit informativo e danno subito, mediante la dimostrazione specifica che una informativa adeguata la avrebbe dissuasa dal porre in essere l’operazione programmata, fonte di perdita economica. Infatti, potrebbero emergere profili di responsabilità, fonte di obblighi risarcitori, solo se venisse dimostrato che l’omessa informativa ha determinato un investimento non consapevole che, a fronte di una informazione adeguata, non sarebbe stato effettuato perché non conforme allo specifico profilo dell’investitore e non coerente con gli obiettivi di investimento” (così Tribunale di Firenze, cit).

Centrale rispetto alla valutazione del nesso di causa è peraltro la difesa che può assumere l’attore nel corso del giudizio risarcitorio considerato che la (prova per) “presunzione” del nesso eziologico deve essere avvalorata da elementi fattuali specifici (“… parte attrice non ha dedotto alcun elemento di fatto , nemmeno a carattere presuntivo, a prova dell’allegazione secondo cui conoscendo il “rating” del titolo si sarebbe determinato a desistere dal suo acquisto. Quali ad esempio indicazione sull’entità del proprio patrimonio complessivo , la percentuale di rischio inerente agli altri investimenti, l’entità complessiva delle entrate, il proprio titolo di studio e l’esperienza pregressa , ovvero le ragioni che lo hanno determinato a scegliere di ordinare tale prodotto…”, così Tribunale di Monza, cit).

3 settembre 2014

(Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com)

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