Il nesso causale è escluso se l’investitore conosce (in concreto) i rischi connessi agli investimenti mobiliari

Il Tribunale di Roma (sentenza n. 20531 del 4-11-2016) ha confermato l’orientamento secondo il quale il grado conoscenza del mercato finanziario da parte dell’investitore deve essere valutato in concreto, tenuto anche conto delle specifiche mansioni lavorative ed esperienze professionali dello stesso, ai fini della valutazione del nesso causale.

Nel caso posto all’attenzione del Tribunale, venivano contestati alla banca intermediaria gli acquisti in titoli obbligazionari emessi dalla Repubblica Ellenica negli anni 2010 e 201, lamentando la violazione degli obblighi informativi, l’inadeguatezza delle obbligazioni acquistate al proprio profilo finanziario, nonché il ritardo nella comunicazione del declassamento del titolo.

La banca contrastava integralmente le censure attoree rilevando, tra l’altro, che l’investitore aveva lavorato nell’ambito bancario – finanziario e non poteva, quindi, ritenersi privo delle conoscenze necessarie per comprendere il rischio sotteso agli investimenti prescelti.

Il Giudice, valutati gli atti e le allegazioni delle parti, ha in primo luogo sottolineato come “dalle risultanze istruttorie emerge innanzitutto che l’attore è stato designato quale responsabile commerciale dell’area nord della [Banca], con l’attribuzione di mansioni di definizione, sviluppo e attuazione delle politiche commerciali della banca, di coordinamento della attività dei Team, dei consulenti e dei promotori assegnati a detta area e delle relative filiali, nonché di coordinamento commerciale delle attività svolte [omissis] Nell’ambito delle suddette attività l’attore, in virtù di procura speciale rilasciatagli dall’Istituto di credito convenuto, poteva concludere con la clientela contratti di conto corrente, di negoziazione, di collocamento [omissis]”.

In forza di tali elementi il Tribunale ha quindi affermato: “Lo svolgimento di tali attività e il possesso di particolari competenze e requisiti di professionalità nel campo dei servizi di negoziazione e di collocamento, peraltro non contestati dalla controparte, comporta quale conseguenza che lo stesso attore debba ritenersi pienamente informato in ordine alle caratteristiche dei prodotti finanziari per cui è causa e perfettamente consapevole dei rischi connessi al relativo investimento”, deducendone come “Dalla disamina del questionario menzionato e dalle Relative risposte, si evince che il sig. [omissis] effettuava operazioni di investimento da oltre cinque anni, anche in compravendita di Titoli di Stato, che lo stesso aveva un alto livello di conoscenza in materia di strumenti finanziari e del loro grado di rischio”.

Pertanto, sulla scorta dei presupposti di fatto avanti indicati, in sé idonei a provare l’alto grado di esperienza dell’investitore, il Giudice ha rigettato le domande attoree poiché, dal punto di vista della valutazione del nesso causale, “le richiamate circostanze inducono a reputare che eventuali omissioni relative ad una più approfondita attività di informazione in ordine ai rischi specifici di quel determinato investimento, costituirebbe in ogni caso un inadempimento la cui efficienza causale rispetto ai danni lamentati dall’attore sembra potersi escludere, apparendo plausibile che [omissis] avrebbe ugualmente acquistato i titoli obbligazionari in questione, anche se avesse ricevuto maggiori e più dettagliate informazioni”.

Carlo Giambalvo Zilli c.zilli@lascalaw.com

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