Natura e limiti del controllo dell’ufficio del Registro delle Imprese

Nel nostro ordinamento, la funzione di rendere determinati atti o fatti di pubblico dominio è assolta dal registro delle imprese, che rende le informazioni accessibili ai terzi. In questo devono essere inserite le iscrizioni obbligatorie per legge mentre, di contro, non sono ammesse iscrizioni diverse da quelle consentite dalla legge che, qualora vengano compiute, restano prive di effetti.

Risulta quindi di particolare interesse per gli interpreti del diritto, la valutazione della natura e dei limiti del potere di controllo posto in capo al Conservatore del registro nella valutazione degli atti da iscrivere nel registro delle imprese.

Detti aspetti sono stati affrontati dalla pronuncia del 31 luglio 2017 del Tribunale di Roma – Ufficio del giudice del registro delle imprese, nella quale l’organo giudicante ne ha delimitato perimetro e ampiezza.

Come noto è lo stesso codice civile, all’art. 2189 c.c., a prevedere che prima di procedere all’iscrizione l’ufficio del registro delle imprese debba accertare non solo l’autenticità della sottoscrizione ma anche la presenza delle condizioni richieste dalla legge per l’iscrizione al registro.

Dalla norma emerge quindi come il Conservatore del registro delle imprese nelle proprie valutazioni sia tenuto solamente ad un controllo di regolarità formale, senza la possibilità di ampliare le proprie considerazioni sconfinando in una valutazione di merito dell’atto depositato, né di effettuare un giudizio relativo all’eventuale non corrispondenza al vero di quanto in esso rappresentato. Ciò premesso, il Tribunale chiarisce come il controllo sul merito possa essere fatto valere solamente in sede giurisdizionale, esulando questo dai poteri del Conservatore e, di conseguenza, da quelli del Giudice del Registro.

Il perimetro del controllo “qualificatorio”, ossia del controllo che viene operato dal Conservatore preventivamente all’iscrizione al registro imprese, deve intendersi di regolarità formale e quindi avente ad oggetto i requisiti formali dell’atto oggetto di iscrizione (competenza dell’ufficio, provenienza e certezza giuridica della sottoscrizione, riconducibilità dell’atto da iscrivere al tipo legale, legittimazione alla presentazione dell’istanza di iscrizione), fatto salvo il caso in cui l’atto da iscrivere sia affetto da un vizio di nullità tale da escludere che l’atto stesso possa rientrare nello schema tipico previsto dal legislatore. In tale particolare ipotesi infatti, è esteso anche al Conservatore il potere di compiere un controllo di legittimità dell’atto da iscrivere.

Tanto chiarito, il Tribunale di Roma – Ufficio del giudice del registro delle imprese, facendo proprie le conclusioni già condivise dal Tribunale di Catania, conclude che è “ammesso un controllo di legalità dato dalla verifica della corrispondenza tipologica dell’atto o del fatto del quale si chiede l’iscrizione a quello previsto dalla legge e, anche in tale ottica, un controllo di legittimità sostanziale limitato alla rilevazione di quei vizi di validità che siano individuabili prima facie e tali da rendere l’atto presentato immeritevole di iscrizione perché non corrispondente a quello previsto dalla legge”.

Matteo Marciano – m.marciano@lascalaw.com

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