Mora che sfora: 2,1 ragioni per considerarla al di sotto della soglia

È necessario che l’accertamento dell’usura oggettiva di un contratto di mutuo debba fondarsi sul mero raffronto tra il TEG contrattuale ed il tasso soglia calcolato sulla base del TEGM rilevato trimestralmente. Ai fini del calcolo del TEG devono essere impiegati gli stessi criteri e le stesse formule previste per la rilevazione del TEGM, sì da evitare di raffrontare due entità tra loro disomogenee. Ne consegue che il tasso di mora singolarmente considerato non potrà – non essendo una delle voci da ricomprendere nel calcolo del TEG – essere parametrato al tasso soglia senza incorrere in un erroneo confronto. Qualora l’accertamento voglia essere esteso anche al tasso di mora contrattualmente pattuito, sarà necessario utilizzare un metodo omogeneo, sotto il profilo logico prima ancora che giuridico.

Il Tribunale di Terni, in una recente pronuncia, aderendo ad un orientamento ampiamente diffuso nella giurisprudenza di merito, ha ribadito nuovamente la necessità di applicare le istruzioni dettate da Banca d’Italia sul punto, avendo particolare riguardo alla maggiorazione del 2,1% al TEGM, per poi calcolare la soglia su tale importo: “agli interessi di mora non può applicarsi il tasso soglia previsto per gli interessi corrispettivi. Ed infatti nella determinazione del TEGM rilevato trimestralmente (sulla base del quale viene calcolato il tasso soglia) non vengono inclusi gli interessi moratori e pertanto, seguendo la soluzione proposta da parte attrice, verrebbero confrontate due entità disomogenee in contrasto con la stessa ratio e natura del controllo di usura oggettiva. (…) Ai fini della determinazione del tasso soglia degli interessi di mora occorre tenere conto della maggiorazione del 2,1% da applicare al TEGM rilevato trimestralmente con decreto ministeriale. Tale soluzione: 1) contempera l’esigenza, affermata dalla giurisprudenza di legittimità, di sottoporre anche gli interessi di mora al controllo di usura oggettiva con la necessità di confrontare, ai fini dell’accertamento dell’usura oggettiva, due entità omogenee; 2) trova fondamento non solo nelle istruzioni della Banca d’Italia, ma anche negli stessi decreti ministeriali deputati alla rilevazione trimestrale del tasso soglia”.

Peraltro, al contratto oggetto di accertamento in causa, è stata altresì apposta una c.d. clausola di salvaguardia, reputata perfettamente valida e produttiva di effetti dal giudice, sia sotto il profilo della determinatezza che sotto quello del rispetto della legge anti usura. Tale pattuizione impedisce al tasso di mora di essere superiore al tasso soglia fissato dalla l. 108/96, dovendosi intendere – in caso di teorico superamento di detto limite – che la sua misura sia pari al TSU vigente al momento in cui si è verificato il ritardo nel pagamento delle rate del mutuo.

Dunque, conclude il Tribunale: “anche ove non fosse stata applicata dalla banca la clausola di salvaguardia prevista in contratto (circostanza comunque non provata da parte attrice, la quale non ha prodotto le quietanze relative al pagamento degli interessi di mora (…)), il tasso di mora pari al TAN +2% (5,25% + 2% = 7,25%) sarebbe stato comunque inferiore al tasso soglia di mora pari al 10,305 (TEGM per mutui con garanzia ipotecaria a tasso variabile pari a 4,77% + 2,1% = 6,87%, aumentato della metà)”.

Tribunale di Terni, 15 febbraio 2018, n. 139 (leggi la sentenza)

Andrea Maggioni – a.maggioni@lascalaw.com

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