Quando l’autosufficienza cambia l’assegno divorzile

L’autosufficienza economica del coniuge dovrebbe essere tale da permettere a quest’ultimo di godere di una vita libera e dignitosa e l’assegno va contenuto nella stretta misura in cui tale scopo venga raggiunto.

Questo quanto statuito dalla Corte di Cassazione, che sposa l’innovativo e ormai consolidato orientamento, che, ai fini dell’ammissibilità dell’assegno divorzile, ha eliminato ogni riferimento al tenore di vita pregresso, sostituendolo con quello dell’autosufficienza economica del richiedente.

Il coniuge richiedente l’assegno deve essere considerato nella sua specifica individualità e a tal fine sono stati individuati alcuni parametri per verificare la sussistenza della suddetta autosufficienza economica nelle fattispecie concrete: possesso di redditi e di cespiti patrimoniali immobiliari e mobiliari, capacità e possibilità concrete di lavoro personale, disponibilità di una sistemazione abitativa.

Accertata l’impossibilità di ottenere mezzi adeguati tali da garantire l’autosufficienza, potrebbero allora essere presi in considerazione i vari profili indicati dalla norma per quantificare l’assegno (ad es. durata del matrimonio, contributo alla formazione del patrimonio personale e familiare, ragioni della decisione, ecc…)

Tenuto conto che la legge consente di modificare le statuizioni assunte in sede di divorzio solo in caso di circostanze di fatto sopraggiunte dopo la pronuncia, anche nei casi di richiesta di modifica delle condizioni di divorzio in relazione all’assegno, il giudice dovrà tenere conto del profilo dell’autosufficienza, esaminando gli elementi di fatto innovativi.

Pertanto, qualora venga richiesta la riduzione dell’assegno, in presenza di un miglioramento delle condizioni economiche del beneficiario, bisognerà valutare se il miglioramento sia tale da garantire al coniuge l’autosufficienza.

Cass., Sez. I Civ., 26 gennaio 2018, n. 2043

Serena Cefola – s.cefola@lascalaw.com

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