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Minifallimento più accessibile

Mini-fallimento con uno scivolo per l’esdebitazione, possibile anche quando il sovraindebitamento deriva da mala fede del debitore; procedura aperta anche ai soci illimitatamente responsabili. Sono alcune delle novità portate da altrettanti emendamenti a firma dei relatori del ddl di legge delega per la riforma della crisi d’impresa e insolvenza (atto camera 3671 bis) in commissione giustizia alla Camera.

SOVRAINDEBITAMENTO

Il ddl interviene sulla procedura di composizione delle crisi da sovraindebitamento disciplinati dalla legge 3/2012. E chiede di comprendere nella procedura i soci illimitatamente responsabili, e di individuare criteri di coordinamento nella gestione delle procedure per sovraindebitamento riguardanti più membri della stessa famiglia. Nella versione originaria del progetto si chiedeva di specificare le categorie di debitori assoggettabili alla procedura, anche in base a un criterio di prevalenza delle obbligazioni assunte a diverso titolo. L’emendamento supera il criterio della prevalenza della natura delle obbligazioni. Un altro criterio di riforma prevede la disciplina di soluzioni dirette a promuovere la continuazione dell’attività svolta dal debitore, e le modalità della loro eventuale conversione nelle soluzioni liquidatorie, anche ad istanza del debitore. Il criterio consente la sola soluzione liquidatoria, con esclusione dell’esdebitazione, nel caso in cui la crisi o l’insolvenza derivino da malafede o frode del debitore. In sostanza il criterio nella formulazione originaria costringeva alla vendita dei beni, con esclusione della liberazione del debitore (esdebitazione) quando c’è malafede o frode. L’emendamento cancella questa restrizione e, quindi, consente l’esdebitazione anche in caso di malafede o frode del debitore. In sostanza si mantiene a facoltà del debitore che ottenga il voto dei creditori di ottenere l’omologazione del piano anche quando il sovraindebitamento deriva da condotte assunte inala fede: il principio è che i creditori sono i migliori gestori dei propri interessi. Infine al debitore meritevole che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, diretta o indiretta, nemmeno futura, il disegno di legge consente di accedere all’esdebitazione solo per una volta, fatto salvo l’obbligo di pagamento del debito, laddove sopravvengano utilità, entro una certa data. Il testo originario prevedeva tre anni, l’emendamento lo sposta a quattro anni.

FALLIMENTO

Nel trattare le proposte sul superamento della crisi, la delega introduce la priorità per quelle che assicurano la continuità aziendale, anche con un diverso imprenditore. La liquidazione giudiziale diventa un’extrema ratio. L’emendamento non fa della continuità aziendale un feticcio, in quanto pretende che si valuti il migliore soddisfacimento dei creditori.

CONCORDATO PREVENTIVO

Contenimento dei costi per l’impresa che va in concordato. La delega prevede un tetto massimo ai compensi ai professionisti incaricati dal debitore di presentare le carte in Tribunale. L’emendamento dei relatori, sempre con lo scopo del risparmio, e per valorizzare l’attività solo se proficua, aggiunge che i compensi sono prededucibili (pagati prima degli altri) i crediti del professionista che assiste il debitore anche nel concordato in bianco, purché effettivamente la relativa procedura sia aperta ai sensi dell’articolo 163 della legge fallimentare. L’entità massima dei compensi spettanti ai professionisti incaricati dal debitore, comunque, deve essere proporzionale all’attivo dell’impresa soggetta alla procedura.

LIQUIDAZIONE GIUDIZIALE

Il disegno di legge prevede di integrare la disciplina della chiusura della procedura di liquidazione giudiziale anche in pendenza di procedimenti giudiziari. L’emendamento specifica che ciò riguarda tutti i processi nei quali è parte il curatore comprese le azioni per l’esercizio dei diritti derivanti dal fallimento e le procedure esecutive, le procedure cautelari ed esecutive finalizzate a ottenere decisioni favorevoli per il fallimento. Il curatore sarà legittimato nei procedimenti da cui possano derivare effetti sulle modalità di riparto, e sulla determinazione del compenso del curatore per realizzazione di ulteriore attivo. Il curatore potrà mantenere aperta la partita Iva anche dopo la chiusura del fallimento proprio per gestire i procedimenti giudiziari pendenti.

Antonio Ciccia Messina

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