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Minibond a portata dei piccoli

Finalmente fedeli al nome. Dopo un paio d’anni di rodaggio, che hanno visto prima una serie di interventi normativi per ridurre la burocrazia, quindi un’adozione per lo più appannaggio delle medie aziende, i minibond cominciano a farsi strada tra le aziende di minori dimensioni.

I dati di mercato. In novembre e dicembre, segnala il Barometro Minibond curato dal portale MiniBondItaly.it, sono state effettuate 13 emissioni di taglio inferiore ai 50 milioni di euro. Se si guarda al fatturato medio delle aziende emittenti, si attesta a 68 milioni, 14 in meno rispetto a quanto rilevato due mesi prima. Mentre scende a 7,7 milioni (dai 10 precedenti) il taglio medio delle operazioni. Emblematico quanto accaduto con una delle ultime operazioni, l’emissione da parte di Corvallis per 8 milioni di euro, con titoli che hanno una scadenza a fine 2019.

Dunque si sta arrivando all’obiettivo originario della normativa (il decreto sviluppo 2012), ideata proprio per favorire l’accesso al credito delle realtà economiche più piccole, che più di altre stanno soffrendo le difficoltà di accesso ai prestiti bancari. Così stati previsti prospetti informativi più snelli (è sufficiente la certificazione degli ultimi due bilanci), è stato abolito il limite quantitativo (il doppio della somma del capitale sociale e delle riserve) ed è stata introdotta la deducibilità ?no al 30% del reddito operativo lordo. L’emissione è consentita a tutte le società con un fatturato di almeno 2 milioni di euro e che abbiano fatto certificare da una società di revisione l’ultimo bilancio approvato. La sottoscrizione di queste obbligazioni è riservata a investitori istituzionali professionali e qualificati, come banche, assicurazioni e fondi costituiti ad hoc. Quanto a questi ultimi ne sono nati una trentina nell’ultimo anno, con la gestione affidata a professionisti degli investimenti. I privati, che non possono acquistarli al momento dell’emissione, possono partecipare agli scambi che si svolgono sul circuito Extra Mot Pro.

Il bilancio. Il Barometro traccia anche un bilancio delle emissioni avvenute fino al termine del 2014. Complessivamente il mercato italiano ha raggiunto quota 92 minibond, per un controvalore totale di poco più di 4,8 miliardi di euro. L’85% di quanto emesso è relativo a operazioni di taglio superiore a 50 milioni, e più del 75% a operazioni di taglio superiore a 150 milioni. Dunque, se gli ultimi mesi hanno registrato un’avanzata delle operazioni più piccole, in linea di massimo lo strumento resta appannaggio soprattutto delle medie aziende, che evidentemente hanno confidenza con questa tipologia di operazioni e anche una maggiore facilità di accesso al mercato. Senza dimenticare l’aspetto dei costi, che sono sì inferiori a quelli di una tradizionale emissione obbligazionaria, ma comunque richiedono l’esborso di qualche decina di migliaia di euro tra ricerca dell’advisor e certificazione del bilancio. Inoltre, quanto meno è robusta l’azienda, tanto più sarà costretta a retribuire i potenziali investitori. Fino a questo momento i rendimenti sono oscillati per lo più tra il 5 e il 6,5% annuo. Una performance non male per gli investitori (il progressivo calo del Btp ha portato la scadenza decennale intorno all’1,8%), ma comunque da considerare anche a livello di rischi, secondari, data la scarsa liquidità che in genere caratterizza questi bond.

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