Milano scongiura il rischio di applicazione del tasso sostitutivo

Sono prive di pregio le frequenti contestazioni, mosse in giudizio dai mutuatari nei confronti degli Istituti di credito, volte ad ottenere la declaratoria di nullità della clausola determinativa dell’ISC, a seguito della sua inesatta indicazione nei contratti di mutuo sottoscritti prima del 19.09.2010.

Tale principio è stato nuovamente ribadito dal Tribunale di Milano in un recente provvedimento, ottenuto in favore di un primario istituto di credito assistito dallo Studio.

Il Tribunale meneghino ha chiarito, infatti, che “l’art. 124 TUB (…), non facendo riferimento alcuno all’ipotesi di conteggio non corretto del TAEG, al quinto comma ricollegava l’applicazione del Tasso Annuo Effettivo Globale sostitutivo alle sole ipotesi di assenza della relativa indicazione o di sua nullità (ad esempio perché indicato in termini indeterminati o indeterminabili)”.

La soluzione prospettata dal sopracitato articolo appare coerente con la ratio dell’istituto del TAEG, ovverosia con la finalità informativa propria di tale indice, che consente ad un soggetto intenzionato ad accendere un finanziamento di poter liberamente valutare il costo complessivo dello stesso, permettendogli di paragonare – con maggiore facilità – diverse proposte e di optare per quella maggiormente conveniente.

In caso, dunque, di mutuo sottoscritto prima del 19 settembre 2010, l’eventuale “errata indicazione del TAEG non altera il consenso negoziale del consumatore (…); semplicemente, egli era convinto che tutto ciò gli sarebbe costato complessivamente secondo un determinato dato percentuale e, invece, il costo di quanto da egli pattuito è risultato essere superiore”. Ciò comporta, pertanto, l’insorgenza – in capo al mutuatario – del diritto al risarcimento del danno subito e non all’applicazione della tanto bramata (dai mutuatari) sanzione ex art. 117 T.U.B. di ricalcolo al tasso BOT.

Conclude, poi, il Tribunale: “il danno risarcibile, pertanto, secondo l’impostazione normativa antecedente al 19.9.2010, non può che essere ricollegato alle conseguenze dell’errato convincimento, in coerenza con la funzione normativa del TAEG e, quindi, potrà essere riconosciuto solo là dove il mutuatario provi che, qualora avesse saputo il dato corretto sin dall’origine, avrebbe stipulato altro contratto complessivamente più conveniente”.

Tribunale di Milano, 11 gennaio 2018, n. 202 (leggi la sentenza)

Andrea Maggioni – a.maggioni@lascalaw.com

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